Venerdì nero dei trasporti, rischio paralisi

November 25, 2007 – 12:26 pm

Sciopero generale di aerei, treni, navi, autobus e metro, soccorso stradale, autostrade, Anas, trasporto su gomma

MILANO - Italia a piedi venerdì 30 novembre, quando si fermeranno per lo sciopero generale aerei, treni, navi, bus e metro nonché i lavoratori del soccorso stradale, delle autostrade, dell’Anas e del trasporto su gomma (le modalità settore per settore). La «Caporetto» dei trasporti italiani è confermata dai sindacati che saranno però convocati dal governo il 27 novembre. Se non verrà trovata una soluzione a Palazzo Chigi lo sciopero bloccherà per otto ore, dalle 9 alle 17, i treni dove anche le attività di supporto, dalle pulizie alla ristorazione, vedranno dimezzati i turni di lavoro. Incroceranno le braccia per otto ore anche gli addetti agli autobus, tram, metro e ferrovie concesse, con modalità diverse stabilite a livello locale. I marittimi ritarderanno di 24 ore la partenza delle navi e anche nei porti gli addetti si fermeranno 2 ore per ogni turno di lavoro. Gli aerei si fermeranno invece per 4 ore, dalle 11 alle 15. Analogamente anche il settore dell’autotrasporto minaccia il fermo: i sindacati di categoria hanno già annunciato 5 giorni di sciopero, dal 10 al 14 dicembre, per protestare contro le inadempienze da parte del governo nei confronti del settore merci. Anche in questo caso si cercherà una mediazione in un incontro il 4 dicembre.

I MOTIVI DELLO SCIOPERO - Tagli alle risorse destinate al settore del trasporto, le crisi che interessano tutte le principali aziende del settore, a cominciare da Alitalia e Ferrovie, i nodi dei contratti e della tutela dei redditi di queste categorie: questi i motivi della protesta. «Lo sciopero generale si è reso inevitabile in assenza di confronto con il governo e della permanente mancanza di interventi in grado di fare uscire il settore da uno stato di crisi sempre più grave, che fa sentire i suoi effetti sulla qualità dei servizi, sulla mobilità di persone e merci e sulle condizioni di lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori» dicono le federazioni di settore di Cgil, Cisl e Uil, a cui si è aggiunta anche l’Ugl.

FERROVIE - I lavoratori di questo settore hanno vertenze aperte sia con il governo sia con il Gruppo Fs e non si vedono schiarite neppure nella Finanziaria, dove le decisioni che si stanno assumendo «tolgono la sostenibilità al piano di impresa, con effetti di taglio dei servizi e relative ricadute sul lavoro» affermano i sindacati. Sul contratto - denunciano ancora le organizzazioni - rimane ancora in grave ritardo il tavolo al ministero del Lavoro, mentre i lavoratori delle attività ferroviarie attendono da quasi un anno il rinnovo del contratto. In tutto mentre «nell’azienda FS le cose vanno sempre peggio».

TRASPORTO PUBBLICO - Il settore «versa da lungo tempo in uno stato di crisi» e la mancanza di regole e di risorse - sostengono le categorie - hanno finito per produrre un deterioramento delle relazioni industriali che si è tradotto nella sempre più complicata gestione dei rinnovi contrattuali con i conseguenti conflitti. Anche le risorse destinate alla mobilità locale dalla Finanziaria «non consentono l’avvio di un reale processo di riorganizzazione: ciò comporterà, inevitabilmente, ricadute pesanti sulle condizioni di lavoro, contrattuali e di reddito degli autoferrotranvieri e farà arretrare ulteriormente il già devastato sistema del trasporto pubblico locale nel Paese» avvertono Cgil, Cisl e Uil.

AEREI - La situazione di Alitalia è emblematica e la fase di privatizzazione della compagnia «aperta da troppo tempo e gestita in modo maldestro dal Tesoro, ha generato confusione coinvolgendo anche altre aziende del settore. Ha dato spazio all’inutile e dannoso dibattito tra difensori e detrattori degli aeroporti di Roma e Milano» dicono i sindacati, convinti dell’«inadeguatezza della politica italiana a difendere infrastrutture importanti del Paese». Nel frattempo - dicono Cgil, Cisl e Uil - le crisi occupazionali e la precarietà dilagano, la rincorsa all’abbattimento del costo del lavoro, quale unica leva di competizione tra le imprese, rende impossibile garantire risposte alla questione salariale dei giovani e delle fasce più deboli dei lavoratori, già penalizzati dal ricorso non più sostenibile a reiterati rapporti di lavoro a termine e dalla rilevante applicazione di lavoro atipico».

Corriere della Sera, 25 novembre 2007

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