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	<title>Scappare Via &#187; Cronaca</title>
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	<description>Tanti buoni motivi per scappare da questo paese malconcio</description>
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		<title>Ambulanza bloccata, paziente muore</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 20:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ischia Inamovibili i paletti dell’isola pedonale. Il Comune: percorso sbagliato Ambulanza bloccata, paziente muore Il primo lucchetto è scattato, l’altro non ha voluto saperne. Nell’attesa di un fabbro, sono state spostate due fioriere da cento chili NAPOLI — Un’isola pedonale delimitata da pesanti fioriere, paletti di ferro e lucchetti difettosi blocca la corsa di un’ambulanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Ischia Inamovibili i paletti dell’isola pedonale. Il Comune: percorso sbagliato</h3>
<h1>Ambulanza bloccata, paziente muore</h1>
<h2>Il primo lucchetto è scattato, l’altro non ha voluto saperne. Nell’attesa di un fabbro, sono state spostate due fioriere da cento chili</h2>
<p><strong>NAPOLI —</strong> Un’isola pedonale delimitata da pesanti fioriere, paletti di ferro e lucchetti difettosi blocca la corsa di un’ambulanza a Ischia, la fa giungere a destinazione quando ormai la paziente è già morta e apre un nuovo capitolo di polemiche sui soccorsi in ritardo. Se poi la tempestività fosse servita o meno a salvare la donna, è un altro discorso: non sempre un’ambulanza può risolvere un’emergenza, ma sicuramente una squadra di pronto intervento non può restare bloccata alle prese con un lucchetto che non ne vuole sapere di aprirsi o con fioriere di granito da cento chili piantate nell’asfalto. E stavolta questo è successo.</p>
<p>Via Iasolino a Ischia Porto (uno dei sei Comuni dell’isola) è la strada che passa davanti al terminal degli aliscafi. Da circa un mese il sindaco di centrosinistra Giuseppe Ferrandino ha deciso di farne un’isola pedonale, interdetta non soltanto al traffico privato ma anche a bus di linea e taxi. Unica deroga per mezzi di soccorso e delle forze dell’ordine. L’ambulanza intervenuta ieri mattina avrebbe potuto evitare l’isola pedonale, scegliendo però un percorso decisamente più lungo. Proveniente dal Comune di Forio (dove si trovava in manutenzione) il mezzo di soccorso ha impiegato 17 minuti, secondo quanto sostiene l’Asl, per giungere a destinazione, e otto o dieci (secondo molte testimonianze, mentre la metà, secondo una nota dell’amministrazione comunale) li avrebbe persi per superare la barriera di via Iasolino. Il personale a bordo è munito di chiavi per aprire i lucchetti che fissano a terra due paletti di ferro. Il primo è scattato subito, l’altro non ha voluto saperne di aprirsi. Nell’attesa che arrivasse un fabbro, sono state spostate due fioriere e l’ambulanza è andata avanti.</p>
<p>Esattamente dieci giorni fa era accaduto un episodio analogo. Prelevato un turista colto da malore in aliscafo, l’equipe del 118 era rimasta bloccata all’interno dell’isola pedonale, e pure allora fu necessario spostare i vasi di granito. Il tutto davanti alle telecamere di una emittente che trasmette via web e che ieri ha riproposto il servizio. Anche la Asl ha fatto sapere di essersi rivolta al Comune in due occasioni &#8211; il 7 e il 10 luglio &#8211; sollecitando «un sistema più efficiente che garantisse il transito veloce dei mezzi di soccorso». Ma l’amministrazione respinge le responsabilità: «L’ambulanza ha scelto di raggiungere il punto di chiamata, attraverso un tortuoso percorso cittadino », è scritto in una nota del sindaco. Quindi «non vanno imputati ai 4 minuti occorsi per l’apertura delle barriere presenti a via Iasolino gli eventuali ritardi nel soccorso».</p>
<h6>Fulvio Bufi, Corriere della Sera</h6>
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		<title>Le Poste nel caos: milioni di lettere ferme nei depositi, distribuzione in tilt</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2008 14:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Poste nel caos: milioni di lettere ferme nei depositi, distribuzione in tilt La situazione più grave a Milano: ferme 200 tonnellate di corrispondenza Tra le cause il progetto di riorganizzazione, gli scioperi e la mancanza di mezzi Centinaia di tonnellate di posta arretrata, giacenti. Lettere e cartoline in agonia da ormai due mesi. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Le Poste nel caos: milioni di lettere ferme nei depositi, distribuzione in tilt</h1>
<h3>La situazione più grave a Milano: ferme 200 tonnellate di corrispondenza<br />
Tra le cause il progetto di riorganizzazione, gli scioperi e la mancanza di mezzi</h3>
<p>Centinaia di tonnellate di posta arretrata, giacenti. Lettere e cartoline in agonia da ormai due mesi. Ma anche corrispondenza pregiata, raccomandate, atti giudiziari, cumuli di &#8220;prioritaria&#8221; ancora da spedire. Uffici postali e centri di smistamento ingolfati; molti addirittura al collasso. I benevoli dicono che le poste italiane hanno il fiato corto. I malevoli che stanno scoppiando. Sullo stato di salute, forse, la verità sta nel mezzo. Nei tempi difficili che, complici una serie di fattori &#8211; primo fra tutti, sostengono i sindacati, gli effetti della riorganizzazione del servizio di recapito avviata da Poste italiane &#8211; stanno rendendo la vita amara ai 43 mila portalettere distribuiti nel nostro Paese.</p>
<p>La crisi delle consegne si è acutizzata a novembre del 2007. E sta allungando le sue &#8220;criticità&#8221; in tutta Italia. Da Nord a Sud, in particolare tra dicembre e gennaio, i tempi di recapito si sono diluiti fino a diventare, in alcune zone, imbarazzanti. I disagi maggiori hanno colpito la Lombardia, soprattutto Milano e provincia con un tappo di 200 tonnellate di corrispondenza arretrata. Qui, quattro giorni fa, l&#8217;amministratore delegato di Poste italiane, Massimo Sarmi, ha inviato una task force di ispettori per verificare cosa sta accadendo e perché. Ma Piemonte, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia e Campania non se la passano tanto meglio.</p>
<p>&#8220;Sono disagi che hanno riguardato in particolare Milano &#8211; dice Sarmi &#8211; e li stiamo risolvendo. La nuova impostazione del servizio di recapito è basata su un progetto all&#8217;avanguardia che stiamo calando su tutto il territorio. In alcune zone si sono creati dei piccoli problemi, è vero, ma di qui a poco tutto rientrerà nella normalità&#8221;.</p>
<p>Mario Petitto, segretario generale della Cisl Poste, la vede un po&#8217; diversamente: &#8220;Il progetto di riorganizzazione ha rotto il vecchio sistema ma, purtroppo, non è ancora decollato. Chiederemo all&#8217;azienda di rivederlo, di aggiustare gli errori che porta con sé, altrimenti la posta non riesce più a recapitare in condizioni normali&#8221;. (Cisl intanto ha annunciato un altro mese di sciopero degli straordinari, dal 28 gennaio al 26 febbraio, che segue la protesta durata dal 13 dicembre al 12 gennaio).<br />
<!--inserto-->Centinaia di tonnellate di posta arretrata, giacenti. Lettere e cartoline in agonia da ormai due mesi. Ma anche corrispondenza pregiata, raccomandate, atti giudiziari, cumuli di &#8220;prioritaria&#8221; ancora da spedire. Uffici postali e centri di smistamento ingolfati; molti addirittura al collasso. I benevoli dicono che le poste italiane hanno il fiato corto. I malevoli che stanno scoppiando. Sullo stato di salute, forse, la verità sta nel mezzo. Nei tempi difficili che, complici una serie di fattori &#8211; primo fra tutti, sostengono i sindacati, gli effetti della riorganizzazione del servizio di recapito avviata da Poste italiane &#8211; stanno rendendo la vita amara ai 43 mila portalettere distribuiti nel nostro Paese.</p>
<p>La crisi delle consegne si è acutizzata a novembre del 2007. E sta allungando le sue &#8220;criticità&#8221; in tutta Italia. Da Nord a Sud, in particolare tra dicembre e gennaio, i tempi di recapito si sono diluiti fino a diventare, in alcune zone, imbarazzanti. I disagi maggiori hanno colpito la Lombardia, soprattutto Milano e provincia con un tappo di 200 tonnellate di corrispondenza arretrata. Qui, quattro giorni fa, l&#8217;amministratore delegato di Poste italiane, Massimo Sarmi, ha inviato una task force di ispettori per verificare cosa sta accadendo e perché. Ma Piemonte, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia e Campania non se la passano tanto meglio.</p>
<p>&#8220;Sono disagi che hanno riguardato in particolare Milano &#8211; dice Sarmi &#8211; e li stiamo risolvendo. La nuova impostazione del servizio di recapito è basata su un progetto all&#8217;avanguardia che stiamo calando su tutto il territorio. In alcune zone si sono creati dei piccoli problemi, è vero, ma di qui a poco tutto rientrerà nella normalità&#8221;.</p>
<p>Mario Petitto, segretario generale della Cisl Poste, la vede un po&#8217; diversamente: &#8220;Il progetto di riorganizzazione ha rotto il vecchio sistema ma, purtroppo, non è ancora decollato. Chiederemo all&#8217;azienda di rivederlo, di aggiustare gli errori che porta con sé, altrimenti la posta non riesce più a recapitare in condizioni normali&#8221;. (Cisl intanto ha annunciato un altro mese di sciopero degli straordinari, dal 28 gennaio al 26 febbraio, che segue la protesta durata dal 13 dicembre al 12 gennaio).</p>
<h6>La Repubblica, 22 gennaio 2008<!-- fine OCCHIELLO --></h6>
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		<title>Malata per il tribunale, era in regata. Giudice punita col trasferimento</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 01:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cecilia Carreri, magistrato a Vicenza, in permesso per sei mesi a causa di un forte mal di schiena, partecipava a gare estreme in barca a vela Malata per il tribunale, era in regata giudice punita col trasferimento Il Csm le ha tolto un anno di anzianità e l&#8217;ha spostata d&#8217;ufficio Ha detto che lo sport [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cecilia Carreri, magistrato a Vicenza, in permesso per sei mesi<br />
a causa di un forte mal di schiena, partecipava a gare estreme in barca a vela<!-- fine OCCHIELLO --></p>
<h1><!-- inizio TITOLO --><strong>Malata per il tribunale, era in regata<br />
giudice punita col trasferimento</strong><!-- fine TITOLO --></h1>
<h3><!-- inizio SOMMARIO -->Il Csm le ha tolto un anno di anzianità e l&#8217;ha spostata d&#8217;ufficio<br />
Ha detto che lo sport le era stato prescritto come cura</h3>
<p><strong>ROMA</strong> &#8211; In ufficio non poteva andare per un mal di schiena talmente forte da impedirle di stare addirittura seduta. In barca vela, però, riusciva a muoversi con disinvoltura tanto da partecipare a una difficile regata in preparazione di una transaoceanica. Cecilia Carreri, giudice per indagini preliminari in servizio a Vicenza, è stata &#8220;condannata&#8221; dalla sezione disciplinare del Csm a una sanzione tutto sommato lieve: la perdita di un anno di anzianità e il trasferimento ad altro ufficio.</p>
<p>La vicenda risale al 2005 ed è arrivata al Consiglio superiore della magistratura grazie a un rapporto del presidente della Corte d&#8217;appello competente che raccontava come la collega si fosse &#8220;assentata dall&#8217;ufficio a più riprese e per periodi molto lunghi per motivi di salute&#8221; ma che tutto ciò non le aveva impedito di &#8220;svolgere &#8216;attivita&#8217; fisica altamente impegnativa&#8221;. Quindi il Pg della Cassazione Mario Delli Priscoli aveva promosso il procedimento contestando alla donna di aver &#8220;gravemente mancato ai propri doveri&#8221;.</p>
<p>Nel 2005, la skipper con la toga aveva goduto prima di 45 giorni, poi di sei mesi di aspettativa per ragioni di salute, dal 26 febbraio al 26 agosto. Ma tra luglio e agosto di quell&#8217;anno aveva partecipato, a bordo di &#8220;Mare verticale&#8221; alla Rolex Fastnet race, una gara tra le imbarcazioni di altura che si disputa al largo delle coste della Gran Bretagna e che è preparatoria della transoceanica Transat Jacques Vabre. Una circostanza impossibile da negare, visto che della presenza del giudice-skipper dava conto il diario di bordo scaricato da un sito Internet, con tanto di foto e di un suo pensiero. Ma non era bastato. Dal 30 agosto al 28 ottobre il magistrato con la passione della vela aveva preso un ulteriore periodo di aspettativa per malattia, al termine del quale aveva partecipato in congedo ordinario alla transoceanica. La sua presenza a quest&#8217;ultima regata aveva avuto una &#8220;vasta eco&#8221; sulla stampa nazionale e locale e persino sul quotidiano francese &#8220;Liberation&#8221;. Delle sue avventure estreme, in mare, in montagna, anche in solitaria, esiste in rete abbondante documentazione. Cecilia Carreri ha anche <u>un bel sito</u> nelle quali le racconta e ne ha scritto almeno un libro intitolato, appunto, &#8220;Mare verticale&#8221;.<br />
<!--inserto--></p>
<p id="adv180x150m"><script language="JavaScript">    <!--  OAS_RICH('Middle');  //--></script></p>
<p><!--/inserto--><br />
Lei, però, raggiunta telefonicamente dall&#8217; Ansa, dice: &#8220;Non sono io. Non mi riconosco in quella notizia. Ma se se vuole parliamo di vela e di alpinismo. La regata transoceanica che ho fatto l&#8217; ho compiuta in un periodo di ferie accordato dal presidente del Tribunale. Il ritorno mediatico che c&#8217;è stato è stato solo un fatto positivo che ha dato onore e prestigio alla magistratura&#8221;.</p>
<p>Tutto ciò, però, aveva provocato &#8220;disagio&#8221; e &#8220;commenti critici&#8221; tra i colleghi e gli avvocati del suo distretto, quantomeno sorpresi dal fatto che il giudice-skipper avesse potuto partecipare a una &#8220;prova così fisicamente impegnativa&#8221; dopo 9 mesi di congedo per malattia.</p>
<p>Invano davanti al Csm, la Carreri si è difesa spiegando che attività sportive di una certa difficoltà e di livello elevato le erano state &#8220;caldamente prescritte&#8221; per la sua patologia e che in ogni caso le sue assenze non avevano determinato alcun disservizio. &#8220;Le fatiche sportive, sicuramente, non sono state oggetto di prescrizioni mediche&#8221; l&#8217;ha contraddetta il Csm, citando i suoi stessi certificati medici. Nessun dubbio, dunque, sulla sua colpevolezza: &#8220;Nel partecipare alle regate veliche nei periodi di aspettativa concessi per motivi di salute ha violato i doveri di correttezza&#8221;. Ma non solo: la grande eco data alla sua partecipazione alla regata &#8220;ha determinato indubbiamente un grave danno alla immagine del magistrato e alla credibilità dell&#8217;istituzione giudiziaria&#8221;.<br />
<!-- fine TESTO --></p>
<h6>La Repubblica, 13 gennaio 2008</h6>
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		<title>A 83 anni chiede un risarcimento, udienza nel 2014</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 00:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A 83 ANNI CHIEDE UN RISARCIMENTO, UDIENZA NEL 2014 VICENZA &#8211; Per ottenere un risarcimento da una banca locale per investimenti non andati a buon fine una donna di 83 anni di Creazzo (Vicenza) ha presentato ricorso in appello, ma l&#8217;udienza è stata fissata tra sei anni, al 17 febbraio 2014. Al momento delle conclusioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>A 83 ANNI CHIEDE UN RISARCIMENTO, UDIENZA NEL 2014</h2>
<p>VICENZA &#8211; Per ottenere un risarcimento da una banca locale per investimenti non andati a buon fine una donna di 83 anni di Creazzo (Vicenza) ha presentato ricorso in appello, ma l&#8217;udienza è stata fissata tra sei anni, al 17 febbraio 2014.</p>
<p>Al momento delle conclusioni, così, l&#8217;anziana avrà quasi 90 anni. L&#8217;anziana è rimasta stupita quando il suo legale le ha comunicato la data dell&#8217;udienza: &#8220;che dire? E se andiamo in Cassazione? Francamente &#8211; ha detto al &#8216;Giornale di Vicenza&#8217; &#8211; vorrei vedere la decisione della corte d&#8217;appello, altrimenti non avrei nemmeno impugnato quella di primo grado. Vedrò, quindi, di riguardarmi, di evitare ogni eccesso, così da essere fra sette anni, ancora in buona salute&#8221;.</p>
<p>L&#8217;iter della causa era cominciato nel 2005 quando la pensionata, assistita dall&#8217;avvocato Giancarlo Schiavo, aveva citato una Cassa Rurale per chiedere il risarcimento per aver investito, a suo dire su suggerimento dell&#8217;istituto, circa centomila euro tra bond argentini e di una finanziaria. In primo grado, aveva avuto ragione per i bond argentini ma non per quelli della finanziaria. Da qui il ricorso in appello.</p>
<h6>Ansa, 12 gennaio 2008</h6>
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		<title>I giudici milanesi: «Siamo inutili»</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 00:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera denuncia per l&#8217;apertura dell&#8217;anno giudiziario I giudici milanesi: «Siamo inutili» «Il 70% dei processi riguarda &#8220;fantasmi&#8221; o reati coperti da indulto» MILANO — «Noi giudici del dibattimento? Lavoratori socialmente inutili. Ci sentiamo come i lavoratori americani degli anni Trenta, quando la logica economica del New Deal creava occupazione solo per consentire di percepire lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Lettera denuncia per l&#8217;apertura dell&#8217;anno giudiziario</h3>
<h1>I giudici milanesi: «Siamo inutili»</h1>
<h2>«Il 70% dei processi riguarda &#8220;fantasmi&#8221; o reati coperti da indulto»</h2>
<p><strong>MILANO</strong> — «Noi giudici del dibattimento? Lavoratori socialmente inutili. Ci sentiamo come i lavoratori americani degli anni Trenta, quando la logica economica del New Deal creava occupazione solo per consentire di percepire lo stipendio da spendere per far ripartire l&#8217;economia depressa: oggi pm, avvocati e giudici percepiscono lo stipendio (tutti dallo Stato) per fornire una giustizia penale del tutto inutile». In vista dell&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno giudiziario a fine mese, a levarsi dalle toghe di Milano non è più neanche una protesta, ma «uno stato d&#8217;animo: di inutilità». Descritto da una lettera attorno alla quale in questi giorni sta coagulandosi l&#8217;umore dei 70 giudici dell&#8217;ufficio del dibattimento. Ciascuno di loro, «nonostante le limitazioni alla trattazione delle udienze e le condizioni &#8220;preistoriche&#8221; in cui lavoriamo», nel 2007 ha «deciso 200 processi monocratici, quasi 14.000 processi». Solo che, rimarca la sconfortata riflessione maturata da giudici delle varie sezioni del Tribunale, «per un buon 30% di processi si tratta di assolvere o condannare delle impronte digitali: stranieri mai identificati, che anni fa fornirono alla polizia un nome, ma che sono rimasti &#8220;fantasmi&#8221;».</p>
<p><strong>Poi ci sono gli imputati «identificati ma irreperibili», ignari di giudizi in contumacia</strong> che peraltro la Corte Europea ritiene contrari al «giusto processo». Ma il senso di inutilità «si aggrava se si considera l&#8217;altro 40% di processi che, pur contro imputati identificati e avvisati, riguardano reati per i quali il destino è o la prescrizione o l&#8217;indulto in caso di condanna ». Capolinea anche di molti gravi reati di competenza invece collegiale, «che impegnano ogni giudice per 8/10 udienze al mese, circa 100 giorni l&#8217;anno, in media dalle 9 alle 17», per definire nel complesso «in un anno circa 750 processi, una media di 30 per ogni collegio ».</p>
<p><strong>Processi nei quali, dal maggio 2006 dell&#8217;indulto, «facce più rilassate accolgono una condanna ad una pena rilevante con buona indifferenza</strong>, perché tanto non porterà mai alla carcerazione. L&#8217;unico servizio che provoca condanne e carcere » è «la bolgia dantesca» del «turno delle direttissime: una trentina di arresti al giorno per reati bagatellari, commessi quasi solo da stranieri irregolari che determinano condanne tra i 3 e i 12 mesi», le uniche «tutte rigorosamente espiate». Sia chiaro, spiegano i giudici, «non vogliamo carcere per tutti, né siamo stati tutti contrari alle ragioni dell&#8217;indulto». Ma «un sistema repressivo che non reprime», esemplifica il giudice Ilio Manucci Pacini, «è una fabbrica che non produce, è un ufficio che non rende un servizio che gira a vuoto». Con «lo Stato che paga magistrati, amministrativi, strutture, interpreti, difensori d&#8217;ufficio, notifiche: tutto per sentenze il cui senso ci sfugge». Sottile, affiora qui anche una insofferenza per l&#8217;enfasi posta dal dibattito pubblico quasi solo sui processi sotto i riflettori: «Molti di noi non sono mai andati sui giornali e non ci tengono, non si tratta di desiderio di notorietà. Vorremmo invece che nel dibattito sulle sorti della giustizia si considerassero non solo i processi importanti, ma il funzionamento della macchina nel suo complesso, e le cause delle disfunzioni».</p>
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		<title>Evasione fiscale, 7 negozi su 10 non emettono scontrini</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 00:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Evasione fiscale, 7 negozi su 10 non emettono scontrini Sono 1.017 gli esercizi chiusi nel 2007 per non aver emesso lo scontrino o la ricevuta fiscale almeno tre volte. In media sette esercizi su dieci visitati dal fisco sono stati sorpresi a non emettere scontrino: negozi d&#8217;abbigliamento, bar, caffè, ristoranti e pizzerie, insieme con i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Evasione fiscale, 7 negozi su 10 non emettono scontrini</h1>
<p>Sono 1.017 gli esercizi chiusi nel 2007 per non aver emesso lo scontrino o la ricevuta fiscale almeno tre volte. In media sette esercizi su dieci visitati dal fisco sono stati sorpresi a non emettere scontrino: negozi d&#8217;abbigliamento, bar, caffè, ristoranti e pizzerie, insieme con i panettieri, guadagnano le prime posizioni nella classifica dei più &#8220;distratti&#8221;. Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza dal novembre del 2006 alla fine del 2007, hanno effettuato più di 180mila controlli su tutto il territorio, riscontrando 125.379 violazioni alla normativa (69%). La sospensione dell&#8217;attività nella quasi totalità dei casi è stata di tre giorni, ma non mancano sanzioni più pesanti come quella inflitta a un ristorante di Firenze, chiuso per dodici giorni dopo 24 violazioni, o a un grande parcheggio di Genova, chiuso per nove giorni per essersi &#8220;dimenticato&#8221; di fare la ricevuta ben 165 volte.</p>
<h6>
Il sole 24 ore, 12 gennaio 2008</h6>
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		<title>Cassonetti su Al Jazeera. L&#8217;Italia in mondovisione è roba da terzo mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 15:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cassonetti su Al Jazeera. L&#8217;Italia in mondovisione è roba da terzo mondo L&#8217;emergenza rifiuti a Napoli finisce sulle televisioni di tutto il pianeta Eravamo campioni di tv spazzatura, adesso solo di spazzatura. Un bel biglietto da visita! Le immagini dell&#8217;Italia che i telegiornali di tutto il mondo stanno mandando in onda riguardano la rivolta contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Cassonetti su Al Jazeera. L&#8217;Italia in mondovisione è roba da terzo mondo</h3>
<h2>L&#8217;emergenza rifiuti a Napoli finisce sulle televisioni di tutto il pianeta</h2>
<p>Eravamo campioni di tv spazzatura, adesso solo di spazzatura. Un bel biglietto da visita! Le immagini dell&#8217;Italia che i telegiornali di tutto il mondo stanno mandando in onda riguardano la rivolta contro la riapertura della discarica di Pianura. Si vedono roghi, montagne di immondizia per le strade di Napoli, cariche di polizia e sassaiole, ambulanze, un autobus in fuoco. Persino Al Jazeera, versione inglese, ci ha trattato come meritiamo.</p>
<p><span style="font-weight: bold">Il bello (il brutto) è che le immagini di Napoli erano accostate</span>, per uno strano destino, a disastri naturali, a inondazioni, ai grandi slum di Nairobi, le baraccopoli sorte sulle montagne di rifiuti. Dobbiamo rassegnarci: nella rappresentazione giornalistica internazionale rischiamo di apparire come un Paese del «terzo mondo», ammesso che questa definizione abbia ancora senso, un Paese che si fa sommergere e opprimere dai rifiuti, un Paese che un tempo dettava stili di vita e che ora naviga nell&#8217;immondizia.<br />
Al Jazeera è la tv satellitare pan-araba che trasmette 24 ore su 24, come la Cnn. La sua sede è a Doha, capitale del piccolo emirato del Qatar; qualche anno fa è diventata all&#8217;improvviso famosa per aver trasmesso l&#8217;appello di Osama Bin Laden alla «guerra santa» contro gli Usa. Adesso possiede una rete in inglese: significa che è importante non solo per i Paesi arabi. E noi su Al Jazeera, come su altre all news, ci siamo finiti per la nostra incapacità di risolvere un problema vitale come quello del pattume: «Naples residents riot over rubbish», è rivolta a Napoli per i rifiuti. Sul sito di Al Jazeera, in coda alla descrizione della guerriglia, sono riportate sia le preoccupazioni del presidente Giorgio Napolitano che quelle di Romano Prodi: «Everybody&#8217;s watching us, and I don&#8217;t want Italy to give off this negative image». È proprio così: tutti ci vedono, persino nei Paesi arabi, e l&#8217;immagine che l&#8217;Italia offre di sé è negativa. Ed è la cosa più triste, infelice, dannosa che potessimo fare: fornire lo qualche spettacolo avvilente di un Paese che non è più in grado di smaltire i suoi rifiuti. A corredo della notizia, Al Jazeera propone la connessione con due vecchie vicende riguardanti mafia e camorra. Bingo! In questi anni, qualche bello spirito ha pensato che tutti i problemi potessero essere risolti in termini d&#8217;immagine, di apparenza, di moda.</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/643612099/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><span style="font-weight: bold">Sottovalutando un po&#8217; il reale.</span> Che ogni tanto scuote il corpaccione e si prende le sue rivincite. Così, all&#8217;immagine che vorremmo dare di noi, si sostituisce l&#8217;immagine che gli altri hanno di noi.<br />
Tempo fa, descrivendo Rai International sottolineavo l&#8217;aria di provincia e di mestizia che spira da quel canale. Rai International è l&#8217;immagine della Rai all&#8217;estero ma soprattutto è l&#8217;immagine globale del nostro Paese perché è l&#8217;unico canale di cui disponiamo nel mondo. Non siamo nemmeno in grado di sottotitolare in inglese il Tg1. Temo però che la situazione sia ancora più grave: la modestia della nostra tv riproduce bene l&#8217;emergenza attuale del nostro Paese. L&#8217;emergenza spazzatura, appunto.</p>
<h6 class="footnotes">Aldo Grasso, Corriere della Sera, 7 gennaio 2008</h6>
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		<title>Ospedali pieni, muore dopo ore di attesa</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 20:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2007 nello stesso nosocomio erano morte due sedicenni Ospedali pieni, muore dopo ore di attesa Un ottantenne ha perso la vita a Vibo Valentia opo una crisi respiratoria. Nessuna struttura aveva posto per lui VIBO VALENTIA - Un uomo di 80 anni, Orazio Maccarone, di San Calogero, è morto dopo essere rimasto quattro ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Nel 2007 nello stesso nosocomio erano morte due sedicenni</h3>
<h1>Ospedali pieni, muore dopo ore di attesa</h1>
<h2>Un ottantenne ha perso la vita a Vibo Valentia opo una crisi respiratoria. Nessuna struttura aveva posto per lui</h2>
<p><strong>VIBO VALENTIA -</strong> Un uomo di 80 anni, Orazio Maccarone, di San Calogero, è morto dopo essere rimasto quattro ore nel pronto soccorso dell&#8217;ospedale di Vibo Valentia perché non si trovavano posti letto nei vari ospedali calabresi. A raccontarlo alla <em>Gazzetta del Sud</em>, che giovedì pubblica la notizia, sono stati i familiari, che hanno annunciato di non voler presentare una denuncia.</p>
<p><strong>IL RICOVERO &#8211; </strong>L&#8217;uomo è stato portato in ospedale il 26 dicembre per difficoltà respiratorie ed una grave forma di bronchite, ma per il suo caso, ha raccontato il figlio, Michele, alcuni medici hanno avuto un approccio «superficiale e strafottente». Secondo il racconto dei familiari di Maccarone, sono stati cercati posti letto nei reparti di medicina degli ospedali della Piana di Gioia Tauro, di Reggio Calabria, di Lamezia Terme, di Catanzaro e di Cosenza, ma senza risultato. Alla fine è stato trovato un posto nel vicino ospedale di Tropea, ma le condizioni di Maccarone si sono improvvisamente aggravate e l&#8217;uomo è morto.</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/89215259/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a><strong>I PRECEDENTI &#8211; </strong>Nel 2007, nell&#8217;ospedale di Vibo Valentia, erano morte due sedicenni, Federica Monteleone ed Eva Ruscio. In seguito all&#8217;ultimo caso, alcuni reparti e una sala operatoria sono stati chiusi. In altre unità i posti letto sono stati ridotti e sono state avviate misure straordinarie di adeguamento della struttura.</p>
<h6 class="right">Corriere della Sera, 4 gennaio 2008</h6>
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		<title>Studenti, un piano di emergenza: «Il 60% ignora perché viene la notte»</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 13:06:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[ROMA — Il rapporto sulla qualità delle conoscenze. Il ministro individua nelle medie l&#8217;anello debole della catena dell&#8217;istruzione . C&#8217;è una domanda: perché sulla terra si alternano giorno e notte? Ci sono quattro possibili risposte. Una, la Terra ruota intorno al suo asse, è quella giusta. Ma il 60 per cento dei nostri quindicenni lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA — Il rapporto sulla qualità delle conoscenze. Il ministro individua nelle medie l&#8217;anello debole della catena dell&#8217;istruzione . C&#8217;è una domanda: perché sulla terra si alternano giorno e notte? Ci sono quattro possibili risposte. Una, la Terra ruota intorno al suo asse, è quella giusta. Ma il 60 per cento dei nostri quindicenni lo ignora. C&#8217;è anche un test sul tasso di cambio: «Il tasso di cambio tra il dollaro di Singapore e il rand del Sudafrica è di 1 a 4,2&#8230; quanti rand valgono 3.000 dollari di Singapore? ». Basta una moltiplicazione. Ma il 28,5% dei nostri liceali è in difficoltà. Due prove, tra le tante verifiche dell&#8217;indagine Ocse Pisa che ogni tre anni ci fa retrocedere nella graduatoria dei sistemi d&#8217;istruzione, che hanno indotto il ministro dell&#8217;Istruzione ad elevare il livello di allarme per la nostra scuola, con una battuta amara che dice tutto: «Quando i nostri ragazzi delle scuole medie, inferiori e superiori, vengono interrogati in Scienze l&#8217;inquisizione sembra ancora in azione».</p>
<p><span style="font-weight: bold">Per Viale Trastevere all&#8217;origine delle prestazioni </span>non brillanti dei nostri quindicenni e del gran numero di debiti formativi trascinati fino alla maturità, c&#8217;è un pezzo del percorso scolastico, le medie, dove si formano e si consolidano dei vuoti che poi nessuno riesce a colmare o lo fa con grandi difficoltà. Nelle medie, in estrema sintesi, non ci si renderebbe conto fino in fondo della brutta piega che prendono i destini scolastici di non pochi ragazzi. Il ministro Giuseppe Fioroni — che domani parlerà dell&#8217;emergenza educativa nel consiglio dei ministri — ha annunciato un piano straordinario: corsi di sostegno in italiano e matematica, in particolare nella prima classe, ma anche attività di aggiornamento per i prof, perché non è possibile far cadere ogni responsabilità sui ragazzi e le famiglie. I dati dell&#8217;Ocse Pisa sono come un sasso che cade nello stagno delle cifre ufficiali riguardanti la scuola media, dove in apparenza tutto sembra andare bene.</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">     <!-- OAS_AD(\'Bottom1\'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/1104203985/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><span style="font-weight: bold">Alle medie si boccia sempre meno:</span> dagli anni Sessanta ad oggi la percentuale di respinti è crollata passando dal 15,7% del 1962 al 3 per cento del 2007. Il 97 per cento degli studenti supera l&#8217;esame di stato, anche se il 37,3 per cento prende appena la sufficienza. Una quadro che sembra rassicurante. Come spiegare, allora, si chiede Fioroni, la selezione durissima e la dispersione dei primi due anni delle superiori, dove il 18 per cento degli studenti che passano dal primo al secondo anno viene bocciato, contro il 3 dei respinti in terza media? Forse la verità si nasconde in quel 18 per cento di ragazzi «sufficienti».</p>
<h6 class="footnotes">Giulio Benedetti, Corriere della Sera, 20 dicembre 2007</h6>
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		<title>Pistoia, bimbo morto: indagati i medici</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 20:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ipotesi di reato e&#8217; omicidio colposo &#8211; Inviati sette avvisi di garanzia per il caso del piccolo di 6 anni deceduto dopo un&#8217;operazione alle tonsille PISTOIA - Sette avvisi di garanzia, nei quali di ipotizza il reato di omicidio colposo, sono stati notificati ad altrettanti medici dell&#8217;ospedale del Ceppo di Pistoia per la morte di Federico, il bambino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;ipotesi di reato e&#8217; omicidio colposo &#8211; Inviati sette avvisi di garanzia per il caso del piccolo di 6 anni deceduto dopo un&#8217;operazione alle tonsille</h2>
<p><strong>PISTOIA -</strong> Sette avvisi di garanzia, nei quali di ipotizza il reato di omicidio colposo, sono stati notificati ad altrettanti medici dell&#8217;ospedale del Ceppo di Pistoia per la morte di Federico, il bambino di 6 anni deceduto nella notte tra giovedì e venerdì scorsi nel reparto di pediatria del nosocomio pistoiese dopo essere stato sottoposto a un&#8217;operazione di tonsille e adenoidi. Gli avvisi, sempre secondo quanto si è appreso dalla direzione dell&#8217;azienda sanitaria di Pistoia.sono stati notificati in relazione all&#8217;esecuzione di accertamenti tecnici irrepetibili. Gli avvisi riguardano i sanitari che hanno seguito il piccolo Federico nel corso della sua permanenza in ospedale, dal momento dell&#8217;intervento fino alle cure prestate l&#8217;altra notte quando è poi deceduto. I provvedimenti, si fa notare dalla direzione della Asl, sono un atto dovuto per consentire ai sanitari coinvolti il diritto alla difesa, con la nomina di propri consulenti per assistere agli accertamenti irripetibili che dovranno essere effettuati nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta.</p>
<p><strong>SINDACO PISTOIA: «FARE SUBITO CHIAREZZA»-</strong> «Resta difficile immaginare che nel 2000 un bambino possa perdere la vita e non tornare a casa dai suoi genitori per interventi apparentemente così banali. Ed è anche per questo che è indispensabile che sulla vicenda venga fatta rapidamente piena chiarezza». Lo ha dichiarato il sindaco di Pistoia, Renzo Berti, in una nota diffusa dall&#8217;Asl 3 della cittadina toscana. Stamani si è svolta a Pistoia la riunione della Conferenza dei sindaci, indetta d&#8217;urgenza dal Presidente, il sindaco Berti, per avere informazioni sul piccolo Federico Patania deceduto ieri all&#8217;ospedale del Ceppo dopo una tonsillectomia. Alla riunione erano presenti il prefetto Giuseppe Recchioni e il direttore generale dell&#8217;Usl 3 Alessandro Scarafuggi. «Chiarezza &#8211; aggiunge Berti &#8211; perchè da una vicenda così terribile possa scaturire un giudizio sommario sulla affidabilità del servizio sanitario. Va perciò apprezzato l&#8217;atteggiamento di grande disponibilità subito assunto dai vertici dell&#8217;azienda Usl e confermato anche quest&#8217;oggi. Nessuna omissione, nessuna reticenza ma piena trasparenza. Un atteggiamento doveroso ma certamente non facile».</p>
<p><strong>COMMISSIONE REGIONE, NON EMERSE CARENZE -</strong> «Non sono emerse carenze o rilevanti criticità organizzative, i tempi sono stati corretti e compatibili con un evento drammatico, dalla sintomatologia spaventosa e cataclismatica». Queste le prime conclusioni a cui è giunta la Commissione regionale di rischio clinico, secondo quanto riferito stamani in conferenza stampa tenuta a Firenze. L&#8217;organismo è stato immediatamente costituito per accertare i fatti che hanno portato alla morte del piccolo Federico, deceduto l&#8217;altra notte all&#8217;ospedale di Pistoia a due giorni da un&#8217;operazione di tonsillectomia. La commissione ha rilevato, in base a dialoghi con medici e operatori e anche al tabulato di una telefonata, che tra la prima allerta all&#8217;infermiera di turno e l&#8217;arrivo del team completo di medici, composto da tre persone, non sono passati più di 7, 9 minuti.</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/1814331915/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><strong>ASL: «VOGLIAMO COLLOQUIO CON FAMIGLIA» -</strong> «Abbiamo chiesto alla famiglia la disponibilità ad un colloquio e continueremo a farlo pur comprendendo lo stato emotivo e di grande dolore, e di risentimento nei confronti della struttura sanitaria». Lo fa sapere, in una nota dell&#8217;azienda sanitaria, il direttore generale dell&#8217;azienda Usl 3 di Pistoia Alessandro Scarafuggi. «Non era mai accaduto nulla di simile &#8211; aggiunge il dg &#8211; ma questo non significa esimersi dal fare chiarezza nell&#8217;interesse primario della famiglia, ma anche di tutta la comunità e della struttura ospedaliera. Nella nota, si informa anche che il Comune di Quarrata, paese dove viveva Federico, proclamerà un giorno di lutto in concomitanza con i funerali del piccolo deceduto. L&#8217;Azienda sanitaria ha rinviato tutte le iniziative in programma per la prossima settimana che erano state organizzate per festeggiare &#8216;l&#8217;Ospedale amico dei bambini», l&#8217;importante riconoscimento avuto dall&#8217;Unicef che ha premiato tutte le strutture e gli operatori dell&#8217;area materno infantile (pediatria, sala parto, nido) del Ceppo di Pistoia.</p>
<h6>Corriere della Sera, 15 dicembre 2007</h6>
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