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	<title>Scappare Via &#187; Malasanita</title>
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	<description>Tanti buoni motivi per scappare da questo paese malconcio</description>
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		<title>Muore nel parcheggio dell&#8217;ospedale in attesa dell&#8217;ambulanza</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 20:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era andato a visitare la figlia che aveva partorito e all&#8217;uscita è stato colto da un malore Un uomo di 64 anni deceduto per arresto cardiaco al secondo Policlinico: non c&#8217;è la struttura addetta al primo intervento ROMA - Era andato a visitare la figlia che aveva partorito da poco e all&#8217;uscita è stato colto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era andato a visitare la figlia che aveva partorito e all&#8217;uscita è stato colto da un malore</p>
<h2>Un uomo di 64 anni deceduto per arresto cardiaco al secondo Policlinico: non c&#8217;è la struttura addetta al primo intervento</h2>
<p><strong>ROMA -</strong> Era andato a visitare la figlia che aveva partorito da poco e all&#8217;uscita è stato colto da un malore. I soccorsi sono arrivati ma non in tempo per salvarlo. È successo domenica mattina al secondo Policlinico di Napoli ad un uomo di 64 anni deceduto per arresto cardiaco, a pochi passi dal reparto di Ostetricia &#8211; dove era andato in visita dalla figlia, che ha recentemente partorito. L&#8217;uomo aveva appena parcheggiato l&#8217;auto, quando si è sentito male. Qualcuno ha allertato il 118 che ha inviato sul posto un&#8217;ambulanza, poiché il Policlinico &#8211; hanno spiegato i sanitari del pronto soccorso &#8211; non ha una struttura addetta al primo intervento.</p>
<p><strong>IL 118 </strong>- L&#8217;ambulanza più vicina è arrivata rapidamente, ma priva di medico a bordo. Una seconda ambulanza, che poteva portare invece sul posto un medico &#8211; impiegando più tempo, perché di rientro da un altro servizio &#8211; è stata revocata poco dopo la segnalazione, poiché l&#8217;uomo nel frattempo era già deceduto. La vicenda viene ricostruita dalla direzione sanitaria del secondo Policlinico: «A quanto mi risulta, il 64enne è morto in auto: chi lo ha soccorso lo ha estratto dal veicolo quando era già deceduto per un infarto &#8211; dice Luigi Quagliata &#8211; Non so chi abbia chiamato il 118». Inoltre, aggiunge, «ogni edificio è provvisto di defibrillatore. Sul caso è intervenuto immediatamente il medico di guardia di Ginecologia e Ostetricia, il dottore Pagnano, che ha constatato il decesso. Al Policlinico esiste poi l&#8217;Utic di Cardiologia: se ci fosse stato il tempo il paziente sarebbe stato immediatamente soccorso lì».</p>
<p><strong>IL DIRETTORE SANITARIO</strong> &#8211; Il direttore sanitario aggiunge che il Policlinico è dotato di almeno sette ambulanze: «Il 118 può anche intervenire &#8211; ha concluso &#8211; ma in seconda battuta, per trasportare, solo in caso di necessità, il paziente in una diversa struttura». Di solito il servizio 118 con relative ambulanze è ospitato all&#8217;interno di grandi ospedali, dice Mario Costa, presidente dell&#8217;associazione nazionale che riunisce i sistemi 118 regionali. «La regola generale è che si preferisce un intervento tempestivo e condotto da personale specializzato e attrezzato che fa capo al dipartimento di emergenza territoriale piuttosto che un aiuto generico. Ma è l&#8217;analisi attenta della chiamata al centro operativo e poi all&#8217;arrivo di professionisti che avviene la valutazione esatta della situazione. L&#8217;invio dell&#8217;ambulanza con o senza medico a bordo dipende non solo dalla valutazione della richiesta ma anche della disponibilità dei mezzi che c&#8217;è al momento dell&#8217;intervento».</p>
<div id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript"></script><script id="extFlashBottom11" src="http://realmedia-a592.d4p.net/6/592/1130/0001/oas-eu.247realmedia.com/RealMedia/ads/Creatives/TFSMflashobject.js" type="text/javascript"></script><script></script></p>
<div id="FinContentBottom11"><strong>I PRONTO SOCCORSO</strong> &#8211; Alcune recenti vicende legate a mancati interventi dei medici a persone che si erano sentite male nelle vicinanze di ospedali (è successo a Moncalieri e al Mauriziano di Torino) avevano innescato polemiche. «La regola generale &#8211; spiega Costa &#8211; è il non abbandono del posto di pronto soccorso, tuttavia deve essere valutata sempre con buon senso ed elasticità». Oggi sono circa 11 mila i medici che lavorano nei pronto soccorso ma per fare fronte alla congestione che quotidianamente si registra in queste strutture, secondo la società dei medici di urgenza ed emergenza servirebbe aumentarne la presenza del 10-15%.</div>
</div>
<p> </p>
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<h6>Corriere Della Sera</h6>
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		<title>Ambulanza bloccata, paziente muore</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 20:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ischia Inamovibili i paletti dell’isola pedonale. Il Comune: percorso sbagliato Ambulanza bloccata, paziente muore Il primo lucchetto è scattato, l’altro non ha voluto saperne. Nell’attesa di un fabbro, sono state spostate due fioriere da cento chili NAPOLI — Un’isola pedonale delimitata da pesanti fioriere, paletti di ferro e lucchetti difettosi blocca la corsa di un’ambulanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Ischia Inamovibili i paletti dell’isola pedonale. Il Comune: percorso sbagliato</h3>
<h1>Ambulanza bloccata, paziente muore</h1>
<h2>Il primo lucchetto è scattato, l’altro non ha voluto saperne. Nell’attesa di un fabbro, sono state spostate due fioriere da cento chili</h2>
<p><strong>NAPOLI —</strong> Un’isola pedonale delimitata da pesanti fioriere, paletti di ferro e lucchetti difettosi blocca la corsa di un’ambulanza a Ischia, la fa giungere a destinazione quando ormai la paziente è già morta e apre un nuovo capitolo di polemiche sui soccorsi in ritardo. Se poi la tempestività fosse servita o meno a salvare la donna, è un altro discorso: non sempre un’ambulanza può risolvere un’emergenza, ma sicuramente una squadra di pronto intervento non può restare bloccata alle prese con un lucchetto che non ne vuole sapere di aprirsi o con fioriere di granito da cento chili piantate nell’asfalto. E stavolta questo è successo.</p>
<p>Via Iasolino a Ischia Porto (uno dei sei Comuni dell’isola) è la strada che passa davanti al terminal degli aliscafi. Da circa un mese il sindaco di centrosinistra Giuseppe Ferrandino ha deciso di farne un’isola pedonale, interdetta non soltanto al traffico privato ma anche a bus di linea e taxi. Unica deroga per mezzi di soccorso e delle forze dell’ordine. L’ambulanza intervenuta ieri mattina avrebbe potuto evitare l’isola pedonale, scegliendo però un percorso decisamente più lungo. Proveniente dal Comune di Forio (dove si trovava in manutenzione) il mezzo di soccorso ha impiegato 17 minuti, secondo quanto sostiene l’Asl, per giungere a destinazione, e otto o dieci (secondo molte testimonianze, mentre la metà, secondo una nota dell’amministrazione comunale) li avrebbe persi per superare la barriera di via Iasolino. Il personale a bordo è munito di chiavi per aprire i lucchetti che fissano a terra due paletti di ferro. Il primo è scattato subito, l’altro non ha voluto saperne di aprirsi. Nell’attesa che arrivasse un fabbro, sono state spostate due fioriere e l’ambulanza è andata avanti.</p>
<p>Esattamente dieci giorni fa era accaduto un episodio analogo. Prelevato un turista colto da malore in aliscafo, l’equipe del 118 era rimasta bloccata all’interno dell’isola pedonale, e pure allora fu necessario spostare i vasi di granito. Il tutto davanti alle telecamere di una emittente che trasmette via web e che ieri ha riproposto il servizio. Anche la Asl ha fatto sapere di essersi rivolta al Comune in due occasioni &#8211; il 7 e il 10 luglio &#8211; sollecitando «un sistema più efficiente che garantisse il transito veloce dei mezzi di soccorso». Ma l’amministrazione respinge le responsabilità: «L’ambulanza ha scelto di raggiungere il punto di chiamata, attraverso un tortuoso percorso cittadino », è scritto in una nota del sindaco. Quindi «non vanno imputati ai 4 minuti occorsi per l’apertura delle barriere presenti a via Iasolino gli eventuali ritardi nel soccorso».</p>
<h6>Fulvio Bufi, Corriere della Sera</h6>
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		<title>Ospedali pieni, muore dopo ore di attesa</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 20:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2007 nello stesso nosocomio erano morte due sedicenni Ospedali pieni, muore dopo ore di attesa Un ottantenne ha perso la vita a Vibo Valentia opo una crisi respiratoria. Nessuna struttura aveva posto per lui VIBO VALENTIA - Un uomo di 80 anni, Orazio Maccarone, di San Calogero, è morto dopo essere rimasto quattro ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Nel 2007 nello stesso nosocomio erano morte due sedicenni</h3>
<h1>Ospedali pieni, muore dopo ore di attesa</h1>
<h2>Un ottantenne ha perso la vita a Vibo Valentia opo una crisi respiratoria. Nessuna struttura aveva posto per lui</h2>
<p><strong>VIBO VALENTIA -</strong> Un uomo di 80 anni, Orazio Maccarone, di San Calogero, è morto dopo essere rimasto quattro ore nel pronto soccorso dell&#8217;ospedale di Vibo Valentia perché non si trovavano posti letto nei vari ospedali calabresi. A raccontarlo alla <em>Gazzetta del Sud</em>, che giovedì pubblica la notizia, sono stati i familiari, che hanno annunciato di non voler presentare una denuncia.</p>
<p><strong>IL RICOVERO &#8211; </strong>L&#8217;uomo è stato portato in ospedale il 26 dicembre per difficoltà respiratorie ed una grave forma di bronchite, ma per il suo caso, ha raccontato il figlio, Michele, alcuni medici hanno avuto un approccio «superficiale e strafottente». Secondo il racconto dei familiari di Maccarone, sono stati cercati posti letto nei reparti di medicina degli ospedali della Piana di Gioia Tauro, di Reggio Calabria, di Lamezia Terme, di Catanzaro e di Cosenza, ma senza risultato. Alla fine è stato trovato un posto nel vicino ospedale di Tropea, ma le condizioni di Maccarone si sono improvvisamente aggravate e l&#8217;uomo è morto.</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/89215259/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a><strong>I PRECEDENTI &#8211; </strong>Nel 2007, nell&#8217;ospedale di Vibo Valentia, erano morte due sedicenni, Federica Monteleone ed Eva Ruscio. In seguito all&#8217;ultimo caso, alcuni reparti e una sala operatoria sono stati chiusi. In altre unità i posti letto sono stati ridotti e sono state avviate misure straordinarie di adeguamento della struttura.</p>
<h6 class="right">Corriere della Sera, 4 gennaio 2008</h6>
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		<title>La sanità dei primari con la tessera</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 21:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;accusa: «Il fenomeno è terrificante in Campania, Calabria, Sicilia&#8230; Ma riguarda tutto il Paese» Per un trapianto di reni vi affidereste a un primario casiniano o diessino, forzista o mastelliano? Se la domanda vi sembra idiota, toccate ferro: i primari vengono scelti così, per la tessera, sempre più spesso. Il bubbone è scoppiato a Genova, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;accusa: «Il fenomeno è terrificante in Campania, Calabria, Sicilia&#8230; Ma riguarda tutto il Paese»</h2>
<p><strong>Per un trapianto di reni vi affidereste a un primario casiniano o diessino, forzista o mastelliano?</strong> Se la domanda vi sembra idiota, toccate ferro: i primari vengono scelti così, per la tessera, sempre più spesso. Il bubbone è scoppiato a Genova, grazie allo sfogo di un notissimo chirurgo. Ma lo scandalo si sta rapidamente allargando e forse richiamerà finalmente l&#8217;attenzione pubblica su un tema troppo a lungo occultato: le mani della politica nelle nomine perfino delle persone cui è affidata la nostra vita.</p>
<p><span style="font-weight: bold">Ma partiamo dalla cronaca. </span>Nell&#8217;aula magna dell&#8217;ospedale universitario San Martino di Genova, uno dei più antichi e dei più grandi d&#8217;Europa, Edoardo Berti Riboli tiene la relazione di chiusura della sua presidenza della Società ligure di chirurgia. Occasione solenne. Atmosfera formale. Finché il relatore butta lì: «Marco Bertolotto è diventato primario mentre era presidente della Provincia di Savona. Non ha nemmeno pensato di dimettersi o di andare in aspettativa. È diventato primario perché era politico o politico perché era medico?». È l&#8217;inizio d&#8217;un atto di accusa violentissimo. Contro i colleghi: «Ci sono chirurghi che non hanno mai davvero esercitato e sono stati promossi grazie alla lunga e fedele militanza politica ». Contro le «scorribande» delle lobby: «San Martino è terra di conquista per un intreccio tra politica e massoneria. C&#8217;è un chirurgo assunto grazie a by-pass massonici».</p>
<p><span style="font-weight: bold">Contro i partiti: «Nel nostro ambiente si procede soltanto grazie al partito. </span>Fra destra o sinistra non faccio differenze. Hanno la stessa voracità, solo che la sinistra è molto più strutturata ». Contro il governatore Claudio Burlando: «Si comporta come un dittatorello sudamericano&#8230; Se noi dobbiamo ringraziare chi ha curato i nostri genitori gli regaliamo dei fiori. Lui per dimostrare la sua gratitudine alla dottoressa che ha curato suo padre ha creato un reparto di ospedale».</p>
<p><span style="font-weight: bold">E via così. Parole pesanti. Subito raccolte dal Secolo XIX. </span>E da Burlando respinte con amarezza: «È un attacco di cattivo gusto che rientra in uno scontro tra quelli che una volta si chiamavano &#8220;baroni&#8221;. Non sapevo nemmeno che avessero creato un reparto nuovo. È vero che mio padre è stato curato in quel reparto, ma questo mi ha fatto soltanto capire quanto sia importante. Ho visto che per fare certi esami era necessario perfino andare a Torino&#8230; ». Neanche il tempo che l&#8217;accorata difesa del governatore e di alcuni primari tirati in ballo a partire da Marco Bertolotto («Sono stato nominato con regolare concorso. Si dice sempre che gli amministratori non devono essere politici di professione e poi se uno fa il presidente della Provincia e il medico lo si accusa di essere raccomandato») fossero pubblicate, e il giornale rilanciava le rimostranze del direttore della clinica oculistica Giovanni Calabria: «Noi in un anno forniamo 20mila prestazioni, Foniatria 200. Invece di dargli due stanze in più gli hanno dato 800 metri quadri. Per un medico e l&#8217;assistente». E perché? «Eccesso di zelo. Quando siamo andati dal direttore sanitario Gaetano Cosenza a fargli presenti le nostre difficoltà ha risposto che la realizzazione del nuovo reparto era un desiderio espresso da Burlando, che aveva identificato la mancanza di questo servizio e gli aveva detto di crearlo». Replica Burlando: «Dover andare a Torino per quel genere di cure non lo ritenevo tollerabile, per una città come Genova». Troppo spazio? «È una cosa che nemmeno io so spiegarmi. Io ho solo evidenziato una criticità che pesava sui cittadini&#8230; ».</p>
<p><span style="font-weight: bold">Chi abbia ragione e chi torto si vedrà. </span>Così come si vedrà se i medici tirati in ballo riusciranno a spiegare le loro ragioni e se la polemica politica, sollevata dentro la stessa sinistra dal consigliere Franco Bonello prima ancora che dal capogruppo di An Gianni Plinio, finirà per diventare incandescente o se prevarrà il silenzio in base all&#8217;antico monito evangelico: «Chi è senza peccato&#8230; ». Certo è che lo scandalo genovese getta sale su una ferita che è forse poco nota alla pubblica opinione ma da tempo sanguina nel corpo stesso dei medici italiani: il problema della scelta dei direttori generali e più ancora dei primari. Se la tesi che le politiche sanitarie devono essere decise dalla politica e che spetta dunque alla politica nominare i vertici delle Asl, tesi sostenuta sia a destra sia a sinistra, è più complicato convincere i cittadini sulla legittimità che anche un primario di ostetricia possa essere scelto sulla base dello schieramento politico. O peggio ancora partitico.</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">       <!-- OAS_AD(\\'Bottom1\\'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/574432980/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><span style="font-weight: bold">Eppure così avviene. E non solo in Liguria. Lo sostengono, ad esempio, </span>tutti i medici via via coinvolti sul sito polis- savona.it nella discussione aperta dal dottor Giorgio Menardo. Il quale spiega che, cancellati i vecchi concorsi dove la commissione era composta da «un professore universitario, estratto a sorte dagli elenchi nazionali, tre primari ospedalieri della materia anche loro sorteggiati, ed un medico dirigente del ministero della Salute con un rappresentante dell&#8217;amministrazione locale che bandiva il concorso (&#8230;), vi sono oggi due primari ospedalieri quasi sempre della stessa regione ove ha sede l&#8217;ospedale che bandisce il posto ». Gente direttamente coinvolta. Peggio, l&#8217;esame vero e proprio non c&#8217;è più: «È solo una formalità che nella stragrande maggioranza dei casi si conclude con la dichiarazione che tutti i concorrenti sono idonei a ricoprire quel posto lasciando al Direttore Generale carta bianca nel scegliere chi vuole». Risultato: la politica pesa tanto che, dato che si sa già chi vince, crolla ovunque il numero dei partecipanti ai concorsi. Direte: possibile? Sul serio i primari sono spesso scelti solo per le simpatie politiche? «Non spesso, sempre», risponde secco Stefano Biasioli, segretario nazionale della Cimo, la Confederazione Italiana Medici Ospedalieri, considerata a torto o a ragione vicina ai moderati. «È un&#8217;intrusione massiccia. Pesantissima. Non solo nella scelta dei primari ma anche dei medici, degli infermieri&#8230; Nelle regioni di destra e di sinistra. Certo, il fenomeno in Campania, in Calabria o in Sicilia è terrificante. Ma riguarda, purtroppo, tutto il Paese. Tutto ». Carlo Lusenti, il segretario dell&#8217;Anaao, conferma: «Se non sempre, la politica ci mette il naso nove volte su dieci. Per carità, non c&#8217;è solo la politica. Ci sono le lobby universitarie, le cordate, i sindacati&#8230; Ma è certo che, se non si cambia il sistema delle nomine&#8230;».</p>
<h6 class="footnotes">Gian Antonio Stella, Corriere della Sera, 17 dicembre 2007</h6>
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		<title>Pistoia, bimbo morto: indagati i medici</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 20:42:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ipotesi di reato e&#8217; omicidio colposo &#8211; Inviati sette avvisi di garanzia per il caso del piccolo di 6 anni deceduto dopo un&#8217;operazione alle tonsille PISTOIA - Sette avvisi di garanzia, nei quali di ipotizza il reato di omicidio colposo, sono stati notificati ad altrettanti medici dell&#8217;ospedale del Ceppo di Pistoia per la morte di Federico, il bambino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;ipotesi di reato e&#8217; omicidio colposo &#8211; Inviati sette avvisi di garanzia per il caso del piccolo di 6 anni deceduto dopo un&#8217;operazione alle tonsille</h2>
<p><strong>PISTOIA -</strong> Sette avvisi di garanzia, nei quali di ipotizza il reato di omicidio colposo, sono stati notificati ad altrettanti medici dell&#8217;ospedale del Ceppo di Pistoia per la morte di Federico, il bambino di 6 anni deceduto nella notte tra giovedì e venerdì scorsi nel reparto di pediatria del nosocomio pistoiese dopo essere stato sottoposto a un&#8217;operazione di tonsille e adenoidi. Gli avvisi, sempre secondo quanto si è appreso dalla direzione dell&#8217;azienda sanitaria di Pistoia.sono stati notificati in relazione all&#8217;esecuzione di accertamenti tecnici irrepetibili. Gli avvisi riguardano i sanitari che hanno seguito il piccolo Federico nel corso della sua permanenza in ospedale, dal momento dell&#8217;intervento fino alle cure prestate l&#8217;altra notte quando è poi deceduto. I provvedimenti, si fa notare dalla direzione della Asl, sono un atto dovuto per consentire ai sanitari coinvolti il diritto alla difesa, con la nomina di propri consulenti per assistere agli accertamenti irripetibili che dovranno essere effettuati nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta.</p>
<p><strong>SINDACO PISTOIA: «FARE SUBITO CHIAREZZA»-</strong> «Resta difficile immaginare che nel 2000 un bambino possa perdere la vita e non tornare a casa dai suoi genitori per interventi apparentemente così banali. Ed è anche per questo che è indispensabile che sulla vicenda venga fatta rapidamente piena chiarezza». Lo ha dichiarato il sindaco di Pistoia, Renzo Berti, in una nota diffusa dall&#8217;Asl 3 della cittadina toscana. Stamani si è svolta a Pistoia la riunione della Conferenza dei sindaci, indetta d&#8217;urgenza dal Presidente, il sindaco Berti, per avere informazioni sul piccolo Federico Patania deceduto ieri all&#8217;ospedale del Ceppo dopo una tonsillectomia. Alla riunione erano presenti il prefetto Giuseppe Recchioni e il direttore generale dell&#8217;Usl 3 Alessandro Scarafuggi. «Chiarezza &#8211; aggiunge Berti &#8211; perchè da una vicenda così terribile possa scaturire un giudizio sommario sulla affidabilità del servizio sanitario. Va perciò apprezzato l&#8217;atteggiamento di grande disponibilità subito assunto dai vertici dell&#8217;azienda Usl e confermato anche quest&#8217;oggi. Nessuna omissione, nessuna reticenza ma piena trasparenza. Un atteggiamento doveroso ma certamente non facile».</p>
<p><strong>COMMISSIONE REGIONE, NON EMERSE CARENZE -</strong> «Non sono emerse carenze o rilevanti criticità organizzative, i tempi sono stati corretti e compatibili con un evento drammatico, dalla sintomatologia spaventosa e cataclismatica». Queste le prime conclusioni a cui è giunta la Commissione regionale di rischio clinico, secondo quanto riferito stamani in conferenza stampa tenuta a Firenze. L&#8217;organismo è stato immediatamente costituito per accertare i fatti che hanno portato alla morte del piccolo Federico, deceduto l&#8217;altra notte all&#8217;ospedale di Pistoia a due giorni da un&#8217;operazione di tonsillectomia. La commissione ha rilevato, in base a dialoghi con medici e operatori e anche al tabulato di una telefonata, che tra la prima allerta all&#8217;infermiera di turno e l&#8217;arrivo del team completo di medici, composto da tre persone, non sono passati più di 7, 9 minuti.</p>
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<p><strong>ASL: «VOGLIAMO COLLOQUIO CON FAMIGLIA» -</strong> «Abbiamo chiesto alla famiglia la disponibilità ad un colloquio e continueremo a farlo pur comprendendo lo stato emotivo e di grande dolore, e di risentimento nei confronti della struttura sanitaria». Lo fa sapere, in una nota dell&#8217;azienda sanitaria, il direttore generale dell&#8217;azienda Usl 3 di Pistoia Alessandro Scarafuggi. «Non era mai accaduto nulla di simile &#8211; aggiunge il dg &#8211; ma questo non significa esimersi dal fare chiarezza nell&#8217;interesse primario della famiglia, ma anche di tutta la comunità e della struttura ospedaliera. Nella nota, si informa anche che il Comune di Quarrata, paese dove viveva Federico, proclamerà un giorno di lutto in concomitanza con i funerali del piccolo deceduto. L&#8217;Azienda sanitaria ha rinviato tutte le iniziative in programma per la prossima settimana che erano state organizzate per festeggiare &#8216;l&#8217;Ospedale amico dei bambini», l&#8217;importante riconoscimento avuto dall&#8217;Unicef che ha premiato tutte le strutture e gli operatori dell&#8217;area materno infantile (pediatria, sala parto, nido) del Ceppo di Pistoia.</p>
<h6>Corriere della Sera, 15 dicembre 2007</h6>
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		<title>Muore durante un&#8217;operazione alle tonsille</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 21:53:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2>La vittima è una ragazza di 16 anni. L&#8217;episodio nello stesso ospedale dove l&#8217;anno scorso morì Federica Monteleone</h2>
<p><strong>VIBO VALENTIA</strong> &#8211; Una ragazza di 16 anni, Eva Ruscio, è morta nell&#8217;ospedale di Vibo Valentia mentre veniva sottoposta ad un intervento chirurgico. La giovane era stata ricoverata nella serata di lunedì per un ascesso tonsillare. In nottata le sue condizioni si erano aggravate e i medici hanno deciso di effettuare un intervento chirurgico di tracheotomia per evitare difficoltà respiratorie dovute all&#8217;eccessivo gonfiore del collo. Nel corso dell&#8217;intervento, però, la giovane ha cessato di vivere per arresto cardiaco. I familiari sono stati avvisati del decesso intorno alle 11 e 30. La 16enne era di Capistrano (VV) e frequentava il terzo anno dell&#8217;istituto Magistrale di Vibo Valentia.</p>
<p><strong>ISPEZIONE</strong> &#8211; In seguito a questo nuovo episodio avvenuto nell&#8217;ospedale di Vibo Valentia (un anno fa un&#8217;altra ragazza, Federica Monteleone, entrò in coma e morì al termine di un intervento di appendicite) il Prefetto ha convocato una riunione d’urgenza. Il ministro della Salute, Livia Turco, ha disposto una ispezione all&#8217;ospedale. Per il presidente della Regione, Agazio Loiero, «è doloroso apprendere di una morte così. Una giovane vita che si spegne è sempre un dramma per la famiglia ma le circostanze, se possibile, rendono più acuta la fitta al cuore. Non ho parole per esprimere ai familiari la mia vicinanza, umana prima che istituzionale. Ma faremo di tutto perché si faccia chiarezza».</p>
<h6>Corriere della Sera, 5 dicembre 2007</h6>
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