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	<title>Scappare Via &#187; Pittoresco e surreale</title>
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	<description>Tanti buoni motivi per scappare da questo paese malconcio</description>
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		<title>Trento, è vietato fotografare i figli</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 05:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società che gestisce gli impianti: il rischio è di immortalare altri bambini Trento, è vietato fotografare i figli Norma antipedofili nelle piscine comunali. Fermato un padre. Il legale: una forzatura ROMA — Un papà, ai bordi di una piscina comunale, immortala con la cinepresa le prime bracciate del figlio. C’è qualcosa di male in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La società che gestisce gli impianti: il rischio è di immortalare altri bambini</p>
<h1>Trento, è vietato fotografare i figli</h1>
<h2>Norma antipedofili nelle piscine comunali. Fermato un padre. Il legale: una forzatura</h2>
<p><strong>ROMA — Un papà, ai bordi di una piscina comunale, immortala con la cinepresa</strong> le prime bracciate del figlio. C’è qualcosa di male in questo quadretto familiare? Se l’incauto genitore si trova in un impianto natatorio di Trento sì. Nella provincia autonoma se inquadri con la videocamera o il telefonino una piscina piena di bambini che sguazzano diventi una persona molto sospetta e verrai fermato dal primo bagnino che si accorge di quello che stai facendo. Perché la piscina, come dice Roberto De Carolis direttore dell’Asis, la società che gestisce i 92 impianti sportivi cittadini, è un «territorio fertile per un certo tipo di reato».</p>
<p><strong>Nei giorni scorsi a passare per pedofilo o qualcosa di simile è stato un padre</strong>, fermato dal personale proprio mentre filmava il proprio bambino. L’intervento garbato, ma fermo, del bagnino ha suscitato un vespaio di polemiche. È mai possibile che non si possa fare una foto neppure al proprio figlio? Ma allora non dovrebbe essere vietato anche sulle spiagge, si sono domandati in molti appellandosi al senso comune. E l’avvocato trentino Franco Busana parla di «forzatura usata come prevenzione anti-pedofilia». Il direttore dell’Asis, che difende a spada tratta il regolamento, è stupito da tanta ingenuità: «Ma come facciamo a sapere se chi filma è realmente un genitore? Se vedo uno che fotografa un bambino come faccio a sapere quali sono le sue reali intenzioni? Chi mi garantisce che non sia un pedofilo? Come posso prevedere se verrà fatto un uso privato delle immagini? E se finisce nel filmato anche un altro bambino, un soggetto indifeso che non è assolutamente in grado fare valere i propri diritti?».</p>
<p><!-- OAS AD '180x150' end --><strong>Il regolamento adottato dalla società di gestione degli impianti sportivi</strong> del Comune di Trento, condiviso dall’amministrazione, è chiaro: vietato fare foto o riprese. Ma come tutti i regolamenti prevede delle deroghe. Se quel filmato o quella foto si devono proprio fare, basta chiedere alla direzione un permessino che verrà prontamente accordato. E mentre filmi un bagnino, appositamente allertato, ti terrà d’occhio, ti seguirà passo passo. «E’ un modo per garantire al nostro pubblico maggiori controlli e francamente non ci trovo nulla di male», dice Roberto De Carolis. I dirigenti della piscine di Trento sanno di essere duri e spietati: «Si capisce che un padre desideri filmare il proprio figlio. Ma il pericolo è sempre in agguato». In passato, spiegano, «non sono mancate segnalazioni allarmanti. Ai nostri bagnini sono state indicate persone che mostravano particolari attenzioni verso i bambini». «Non capisco tutto questo clamore per quel divieto — conclude il direttore delle piscine —. Ormai certe regole valgono dappertutto. Un mio amico mi ha raccontato di un padre fermato mentre filmava il figlio all’interno di un centro commerciale in Veneto».</p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<h6 class="footnotes">Giulio Benedetti, Corriere della Sera, 3 agosto 2008</h6>
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		<title>Polizia, arrivano le divise nuove, ma la scritta ha una &#8216;z&#8217; di troppo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 05:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pittoresco e surreale]]></category>
		<category><![CDATA[divise]]></category>
		<category><![CDATA[pittoresco]]></category>
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		<description><![CDATA[Un enorme stock prodotto in Polonia è da buttare. Problemi anche con le scarpe In tempi di austerity lo Stato aveva scelto di rifornirsi dalle aziende meno care ROMA &#8211; Le ultime vittime della delocalizzazione sono i poliziotti italiani. Per risparmiare sulle divise è stato ordinato un enorme stock in Polonia. Ma, all&#8217;atto della consegna, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un enorme stock prodotto in Polonia è da buttare. Problemi anche con le scarpe<br />
In tempi di austerity lo Stato aveva scelto di rifornirsi dalle aziende meno care</p>
<p><strong>ROMA</strong> &#8211; Le ultime vittime della delocalizzazione sono i poliziotti italiani. Per risparmiare sulle divise è stato ordinato un enorme stock in Polonia. Ma, all&#8217;atto della consegna, c&#8217;è stata una sgradita sorpresa: c&#8217;è scritto &#8220;Polizzia&#8221;, con una &#8220;z&#8221; di troppo. Risultato? Tutte le divise sono da buttare. Insomma, il risparmio c&#8217;è stato solo sulla grammatica.</p>
<p>Tutta colpa del carovita e della stretta sulle spese. Come racconta il responsabile del coordinamento per la sicurezza dell&#8217;Ugl, Paolo Varesi, la pubblica amministrazione aveva stabilito che per le forniture gli apparati dello Stato scegliessero i contratti al massimo del ribasso. Il che aveva costretto chi si occupa del vestiario dei poliziotti ad abbandonare la ditta fornitrice italiana e a firmare il contratto con una società polacca.</p>
<p>Ma quella delle divise del 2007 non è stata l&#8217;unica sventura che ha colpito l&#8217;abbigliamento delle forze dell&#8217;ordine. Non è andata meglio con le scarpe: nelle scatole è capitato di trovare un numero 41 e un 44. A volte, per scovarne due della stessa misura e modello, si è dovuto cercare nei vari magazzini.</p>
<p>Viste le conseguenze, la pubblica amministrazione ha cancellato la norma che punta all&#8217;&#8221;austerity&#8221;. Intanto, però, il Viminale è stato costretto a ricorrere ai fondi di magazzino per poter vestire gli agenti. Non c&#8217;è da stupirsi, quindi, se si incontrano poliziotti con divise diverse tra loro. Magari non saranno modelli degli ultimi anni, ma una cosa è certa: almeno la lingua italiana è stata salvaguardata.</p>
<h6>(La Repubblica, <!-- inizio DATA -->23 luglio 2008<!-- fine DATA -->)</h6>
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		<title>Abbandonano la tv per strada: sei mesi di carcere per due coniugi</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 07:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Pittoresco e surreale]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbandonano la tv per strada: sei mesi di carcere per due coniugi E&#8217; successo a Trento. Marito e moglie condannati a sei e quattro mesi Avevano scaricato alcuni oggetti tecnologici in un&#8217;area destinata ad altri rifiuti TRENTO &#8211; Per liberarsi rapidamenente del vecchio televisore avevano deciso di abbandonarlo per strada. Per questo motivo marito e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Abbandonano la tv per strada: sei mesi di carcere per due coniugi</h1>
<h3>E&#8217; successo a Trento. Marito e moglie condannati a sei e quattro mesi<br />
Avevano scaricato alcuni oggetti tecnologici in un&#8217;area destinata ad altri rifiuti</h3>
<p>TRENTO &#8211; Per liberarsi rapidamenente del vecchio televisore avevano deciso di abbandonarlo per strada. Per questo motivo marito e moglie di Trento sono stati condannati rispettivamente a sei e quattro mesi di carcere e a pagare un&#8217;ammenda da 2000 euro.</p>
<p>La vicenda risale al 30 novembre 2006, quando in una zona periferica di Trento un furgone scaricò in un&#8217;isola ecologica un vecchio televisore, una fotocopiatrice ed una stampante. Ma per il giudice Giuseppe Serao furono violate le norme ambientali. Materiali come il tubo catodico e il toner non possono essere abbandonati per strada, neppure in un&#8217;isola ecologica che può ricevere altri rifiuti, ma non quelli di origine &#8220;tecnologica&#8221;. Per questo motivo ha condannato Marianna Meszaros, 34enne di origini ungheresi, e il 58enne marito Giuseppe Sbaffo.</p>
<p>A denunciare i coniugi alla polizia furono dei testimoni che fotografarono gli oggetti abbandonati e la targa del mezzo dal quale furono scaricati i rifiuti secondo legge non a norma.</p>
<h6><!-- fine TESTO -->(La Repubblica, <!-- inizio DATA -->12 luglio 2008<!-- fine DATA -->) <!-- fine TITOLO --></h6>
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		<title>Treni, viaggio nella Babele dei prezzi. 99 tariffe diverse per Bologna-Milano</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jan 2008 14:29:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carovita]]></category>
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		<description><![CDATA[La giungla dei biglietti tra intercity, regionali ed eurostar Il paradosso: si paga di più per viaggiare più scomodi&#8230; Treni, viaggio nella Babele dei prezzi 99 tariffe diverse per Bologna-Milano &#8220;FORSE potevate spendere meno&#8221;: una trentina d&#8217;anni fa questo avviso accoglieva i passeggeri sui treni. Meno attente ai bilanci ma più paterne, le Ferrovie dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La giungla dei biglietti tra intercity, regionali ed eurostar<br />
Il paradosso: si paga di più per viaggiare più scomodi&#8230;</h4>
<h2>Treni, viaggio nella Babele dei prezzi<br />
99 tariffe diverse per Bologna-Milano</h2>
<p>&#8220;FORSE potevate spendere meno&#8221;: una trentina d&#8217;anni fa questo avviso accoglieva i passeggeri sui treni. Meno attente ai bilanci ma più paterne, le Ferrovie dello Stato si preoccupavano che il viaggiatore non avesse pagato per errore una tariffa eccessiva. E dire che trent&#8217;anni fa era quasi impossibile sbagliarsi: appena quattro categorie di treni (locale diretto espresso rapido), due sole tariffe (prima e seconda classe), un solo supplemento (per il rapido), pochissime riduzioni.</p>
<p>Quel premuroso cartello non c&#8217;è più: ma chi sale oggi su un treno Fs è quasi certo di aver speso più di quel che avrebbe potuto. Le ferrovie italiane sembrano in preda a una frenesia tariffaria. Non c&#8217;entra tanto lo stillicidio dei rincari ufficiali (l&#8217;ultimo, dallo scorso primo gennaio) alla rincorsa delle medie europee. Ad attirare il cliente nei tranelli di un prezziario impazzito sono gli aumenti &#8220;invisibili&#8221;, che sotto le mentite spoglie dell&#8217;&#8221;offerta flessibile&#8221; ti precipitano in un labirinto fatale, dove centinaia di possibili combinazioni prezzo-treno creano una giungla in cui ogni trasparenza commerciale si perde.</p>
<p>Viaggiatori seduti uno accanto all&#8217;altro e diretti alla stessa stazione possono pagare tariffe differenti anche del 30 per cento, percorsi su treni locali possono costare più di viaggi identici su treni veloci. Un giovane viaggiatore che debba andare, che so, da Bologna a Milano, può scegliere tra 99 biglietti e 66 livelli diversi di prezzo che salgono dagli 8.90 euro ai 59.30 a scalini di poche decine di centesimi.</p>
<p>Attenzione però: la metastasi dell&#8217;offerta bigliettaia non è follia. E&#8217; razionale interesse aziendale. Con le mani legate dal lungo blocco governativo delle tariffe, i dirigenti di Trenitalia si sono sforzati negli ultimi anni di escogitare stratagemmi per aggirare il calmiere e aumentare in qualche modo gli introiti. Il risultato purtroppo è una moltiplicazione artificiosa di condizioni e prezzi a cui non corrisponde una reale diversificazione dei servizi offerti, ma solo un caos contabile in cui il viaggiatore è alla mercé dell&#8217;errore, sempre costoso, sempre tutto a suo carico.<br />
<!--inserto--></p>
<p id="adv180x150m"><script language="JavaScript">      <!--  OAS_RICH(\'Middle\');  //--></script></p>
<p><!--/inserto--><br />
La disinformazione colposa contribuisce a trasformare l&#8217;acquisto di un biglietto in un percorso pieno di assurdità e di trabocchetti, al termine del quale c&#8217;è spesso una multa saporita. I conti di Trenitalia vanno migliorando (perdite scese da 1121 a 279 milioni nel primo semestre 2007), merito senz&#8217;altro di una gestione più oculata; ma forse anche un po&#8217; del &#8220;tesoretto&#8221; accumulato grazie al disorientamento e agli errori involontari dei clienti. Proviamo a capire come.</p>
<p>Che biglietto compro? Sui binari d&#8217;Italia attualmente circolano una quindicina di treni dai nomi diversi, dal Regionale all&#8217;Alta Velocità, ciascuno con proprie regole d&#8217;ammissione e, in undici casi, prezziari differenti. Alcuni sono apparsi e scomparsi fulmineamente (come il TrenOk, vantato nel 2004 come il low-cost dei binari, abolito in sordina un anno fa perché &#8220;non economicamente sostenibile&#8221;); altri sono stati declassati per risparmiare personale (gli ex Interregionali, ora Regionali Veloci). Che possano esistere quindici qualità differenti di viaggio in treno è una palese assurdità. Scegliere quello giusto è un&#8217;impresa sovrumana.</p>
<p>Dove compro il biglietto? Rivolgersi allo sportello, come fanno ormai solo i passeggeri &#8220;deboli&#8221;, occasionali, non abituati all&#8217;acquisto elettronico, non aiuta. Anzi, a volte è un&#8217;insidia. Trenitalia si è impegnata, con la Carta dei servizi, a &#8220;offrire sempre informazioni puntuali&#8221;. Ma se chiedi solo &#8220;un biglietto per Milano&#8221; ti verrà quasi sempre consegnato senza altre domande il biglietto base, a tariffa regionale: salvo dover sborsare, a bordo, otto euro di sovrapprezzo, più la differenza, perché sei salito su un treno che va effettivamente a Milano, però è un Intercity.</p>
<p>Meglio Internet? Invece le macchinette o la vendita via telefono o Internet vogliono sapere, giustamente, quale treno prenderai. Ma se la fanno pagare bene, la loro precisione. Ordinare un ticketless per via telefonica costa: l&#8217;892021 è una linea a pagamento, 30 centesimi alla risposta più 54 al minuto; una prenotazione semplice rincara il biglietto di tre-quattro euro, una appena più laboriosa anche di sette-otto.</p>
<p>Spesso l&#8217;operatore del call center, sommariamente addestrato, non sa rispondere a richieste particolari (sconti, facilitazioni) e &#8220;deve chiedere&#8221;, lasciando il cliente in attesa a sue spese: Trenitalia fa pagare ai viaggiatori i corsi di aggiornamento dei suoi operatori.</p>
<p>L&#8217;acquisto via Internet invece è gratuito, ma ingannevole. La prenotazione del posto (3 euro) è addebitata automaticamente anche quando non è obbligatoria (per non pagarla bisogna disattivarla da una finestra poco evidente). Le combinazioni proposte sono solamente le più veloci, ovvero le più costose. Chi ha tempo e vuole risparmiare potrebbe viaggiare su combinazioni di espressi e regionali, ma spesso non se le vede mostrare. Le trova invece sul formidabile sito Internet delle ferrovie tedesche, che conosce l&#8217;orario di quelle italiane meglio del sito di Trenitalia, visto che quasi sempre trova più proposte di viaggio.</p>
<p>Sono flessibile o rigido? In alternativa al biglietto standard, Trenitalia offre una tariffa più economica (Amica, meno 20%) e una più costosa (Flexi, più 20%). Ma l&#8217;Amica è poco amichevole (se perdi il treno niente rimborso), mentre la Flexi è poco più flessibile: di fatto, ti fa risparmiare gli 8 euro del cambio biglietto nell&#8217;eventualità che tu perda il treno; ma su un Milano-Roma in Eurostar la Flexi ti costa 11.20 euro in più: è l&#8217;unica assicurazione al mondo il cui massimale sia inferiore al costo della polizza.</p>
<p>E se tengo famiglia? Le nostre tariffe non sono sempre inferiori alla media europea. Se viaggi in famiglia, in Italia a volte spendi più che all&#8217;estero. In Germania, paese di grande civiltà ferroviaria, i ragazzi fino a 14 anni accompagnati dai genitori viaggiano gratis. In Italia invece hanno solo uno sconto, e solo fino a 12 anni. Così una famiglia di due genitori e due figli sui 13 anni sul treno più veloce da Berlino a Düsseldorf spende 194 euro, mentre sull&#8217;Eurostar Milano-Roma (distanza paragonabile) ne spende 224: trenta in più.</p>
<p>Con la tariffa Junior si può scendere al massimo a 202 euro: siamo ancora di qualche moneta più cari della Germania. Se hai figli più piccoli e un po&#8217; di fortuna (il numero di posti è limitato, ma non saprai quanto limitato finché non compri il biglietto) puoi chiedere le tariffa Familia 15% o quella più scontata Familia 25%. Quale differenza passi fra le due, un buon enigmista può scoprirlo, mentre il vostro cronista normodotato dopo un lungo confronto tra clausole s&#8217;è arreso.</p>
<p>Insomma quanto pago? Tre tariffe base (Standard, Amica, Flexi) e cinque riduzioni principali (due Junior, una Senior, due familiari), da moltiplicare per due classi e undici tipi di treno sono già un sistema spaventosamente barocco. Se poi l&#8217;itinerario richiede cambi di convoglio, il calcolo del prezzo diventa irrazionale: un viaggio scomodo (coincidenze a rischio, bagagli da scarrozzare) può costare quasi un terzo in più di uno comodo e diretto. Un esempio? Parma-Ancona, tutto su treni IC: senza cambio, 23 euro; con trasbordo a Bologna, 30 euro. Un altro? Brescia-Novara, su IC senza cambio euro 12.50, con trasbordo su treno locale (e 11 minuti in più), euro 13.10. Colpa di una norma del 2001 che, in caso di itinerario composto (dal 2006 anche fra treni di identica categoria), impone di comprare due biglietti diversi (e di pagare due prenotazioni).</p>
<p>Su che treno salgo? Prima di salire, risponderebbe Trenitalia ai multati inconsapevoli, avreste dovuto accertarvi che la categoria del treno corrispondesse al biglietto pagato. Ma dove s&#8217;accerta il viaggiatore medio? Le informazioni complete si trovano solo sui quadri gialli a stampa (accessibili a passeggeri con dodici diottrie), ma quando sei in stazione, se vuoi sapere su che binario e a che ora parte davvero il tuo treno, devi consultare i monitor o i tabelloni a palette ribaltabili. Peccato che questi, in molte stazioni, non possiedano simboli sufficienti a rincorrere la follia nomenclatoria di Trenitalia; cosicché il TBiz appare classificato come un normale Eurostar (ma guai a salirci con biglietto Eurostar), mentre IC e ICPlus sono identificati dalla stessa sigla, eppure sul secondo c&#8217;è la prenotazione obbligatoria (multa per chi non ce l&#8217;ha).</p>
<p>Non basta? Molti treni che sul fianco hanno scritto &#8220;ICPlus&#8221; in certi giorni viaggiano come Intercity comuni: non si paga il posto, ma chi lo sa? E se ti appare sul binario un treno sulla cui fiancata è scritto &#8220;Eurostar City&#8221;, quale biglietto dovrai avere in tasca per salire, Eurostar o Intercity? (Aiutino: è la risposta meno probabile).</p>
<p>Posso cambiare treno? Sì, se paghi il doppio di un mese fa. E&#8217; la recentissima batosta del &#8220;bigliettino&#8221;: per gli abbonati Intercity che vogliano prendere un Eurostar (su alcune tratte, come la Bologna-Firenze, è quasi obbligatorio) esiste il Ticket ammissione, che fino al 31 dicembre costava 1 euro a corsa; dal primo gennaio, 2 euro. Rincaro del 100%. L&#8217;inflazione è un treno ad altissima velocità sui binari Trenitalia.</p>
<p>Quando parte il mio treno? Tempo fa Trenitalia offrì, vantando la propria generosità, un utile servizio sul proprio disservizio: avvisi sui ritardi, a mezzo sms, gratuiti per tutti i pendolari. Ora sono a pagamento: 50 centesimi cadauno, più il costo dell&#8217;sms di richiesta. Insomma devi pagare un sovrapprezzo a Trenitalia per sapere quanto è scadente il servizio che ti sta facendo pagare per intero. C&#8217;è, è vero, il servizio gratuito online Viaggiatreno, molto efficiente: ma in viaggio è accessibile solo a chi possiede (e paga) connessioni Internet mobili.</p>
<p>Quando arrivo a destinazione? Pagare di più non significa per forza arrivare prima, o più comodi. L&#8217;impiegato di Novara che voglia prendere il sole a Sestri Levante può programmare un viaggio di 3 ore e 56 minuti pagando 10 euro; ma se non ha fretta e sceglie un viaggio da 4 ore e 25 minuti, pagherà 15.40 euro, cioè il 50% in più. Se invece smania di tuffarsi può farcela in 3 ore e 18, spendendo il triplo, 30.50 euro (oltre 20 euro in più per risparmiare solo 38 minuti), ma in compenso dovrà cambiare tre treni.</p>
<p>E se arrivo in ritardo? Trenitalia possiede orologi curiosi: considerano in orario qualsiasi corsa arrivi con 25 o 30 minuti di ritardo. Sopra quella quota, offre rimborsi parziali (50% sugli Eurostar, 30% sugli Intercity). In Spagna un ritardo di 5 minuti dà diritto al rimborso integrale in denaro del biglietto alta velocità. Trenitalia invece paga in buoni spendibili per un secondo viaggio. E se anche il secondo viaggio è in ritardo? Ciccia: i biglietti acquistati coi bonus non sono rimborsabili. Chi viene maltrattato due volte di seguito da Trenitalia perde ogni diritto (in quanto recidivo?).</p>
<p>Cumulare disservizi a Trenitalia conviene: si ha diritto a un bonus se il riscaldamento è rotto; ma se il treno gelido viaggia per giunta anche in grave ritardo, il bonus è sempre uno solo (quasi quasi, se il treno è in ritardo, è meglio spegnere il riscaldamento e risparmiare). Inoltre: Trenitalia, qualunque sia il ritardo, non rimborsa biglietti costati meno di 10 euro (equivalenti a viaggi Intercity di un&#8217;ora, tipo Rovigo-Bologna), ennesima assurdità: 40 minuti di ritardo su un viaggio di otto ore sono una seccatura (parzialmente rimborsata), su un viaggio di un&#8217;ora sono un sopruso (totalmente impunito).</p>
<p>I treni notturni infine possono ritardare fino a un&#8217;ora senza pagar pegno; dopo, rimborsano solo un quinto del prezzo delle sole cuccette (morale: chi dorme non piglia bonus). E se mi sbaglio io? Allora non c&#8217;è pietà. Paghi, e paghi caro. Trenitalia pratica generosi sconti sui propri errori, li trasforma addirittura in fonti di guadagno, ma non perdona quelli dei suoi clienti. Con un&#8217;operazione dal nome guevarista, Mai più senza biglietto, dal settembre 2007 la guerriglia ai portoghesi è diventata feroce: multe da 50 a 224 euro.</p>
<p>Il mancato rispetto del contratto di viaggio, a quanto pare, prevede sanzioni solo per uno dei due contraenti: quello più forte, quello che riesce perfino a far pagare le proprie inefficienze.</p>
<h6><!-- do nothing --><!-- do nothing -->Michele Smargiassi, La Repubblica, 15 gennaio 2008<!-- fine TESTO --><!-- fine TITOLO --><!-- fine OCCHIELLO --></h6>
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		<title>A 83 anni chiede un risarcimento, udienza nel 2014</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 00:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Disorganizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[A 83 ANNI CHIEDE UN RISARCIMENTO, UDIENZA NEL 2014 VICENZA &#8211; Per ottenere un risarcimento da una banca locale per investimenti non andati a buon fine una donna di 83 anni di Creazzo (Vicenza) ha presentato ricorso in appello, ma l&#8217;udienza è stata fissata tra sei anni, al 17 febbraio 2014. Al momento delle conclusioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>A 83 ANNI CHIEDE UN RISARCIMENTO, UDIENZA NEL 2014</h2>
<p>VICENZA &#8211; Per ottenere un risarcimento da una banca locale per investimenti non andati a buon fine una donna di 83 anni di Creazzo (Vicenza) ha presentato ricorso in appello, ma l&#8217;udienza è stata fissata tra sei anni, al 17 febbraio 2014.</p>
<p>Al momento delle conclusioni, così, l&#8217;anziana avrà quasi 90 anni. L&#8217;anziana è rimasta stupita quando il suo legale le ha comunicato la data dell&#8217;udienza: &#8220;che dire? E se andiamo in Cassazione? Francamente &#8211; ha detto al &#8216;Giornale di Vicenza&#8217; &#8211; vorrei vedere la decisione della corte d&#8217;appello, altrimenti non avrei nemmeno impugnato quella di primo grado. Vedrò, quindi, di riguardarmi, di evitare ogni eccesso, così da essere fra sette anni, ancora in buona salute&#8221;.</p>
<p>L&#8217;iter della causa era cominciato nel 2005 quando la pensionata, assistita dall&#8217;avvocato Giancarlo Schiavo, aveva citato una Cassa Rurale per chiedere il risarcimento per aver investito, a suo dire su suggerimento dell&#8217;istituto, circa centomila euro tra bond argentini e di una finanziaria. In primo grado, aveva avuto ragione per i bond argentini ma non per quelli della finanziaria. Da qui il ricorso in appello.</p>
<h6>Ansa, 12 gennaio 2008</h6>
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		<title>Cassonetti su Al Jazeera. L&#8217;Italia in mondovisione è roba da terzo mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 15:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cassonetti su Al Jazeera. L&#8217;Italia in mondovisione è roba da terzo mondo L&#8217;emergenza rifiuti a Napoli finisce sulle televisioni di tutto il pianeta Eravamo campioni di tv spazzatura, adesso solo di spazzatura. Un bel biglietto da visita! Le immagini dell&#8217;Italia che i telegiornali di tutto il mondo stanno mandando in onda riguardano la rivolta contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Cassonetti su Al Jazeera. L&#8217;Italia in mondovisione è roba da terzo mondo</h3>
<h2>L&#8217;emergenza rifiuti a Napoli finisce sulle televisioni di tutto il pianeta</h2>
<p>Eravamo campioni di tv spazzatura, adesso solo di spazzatura. Un bel biglietto da visita! Le immagini dell&#8217;Italia che i telegiornali di tutto il mondo stanno mandando in onda riguardano la rivolta contro la riapertura della discarica di Pianura. Si vedono roghi, montagne di immondizia per le strade di Napoli, cariche di polizia e sassaiole, ambulanze, un autobus in fuoco. Persino Al Jazeera, versione inglese, ci ha trattato come meritiamo.</p>
<p><span style="font-weight: bold">Il bello (il brutto) è che le immagini di Napoli erano accostate</span>, per uno strano destino, a disastri naturali, a inondazioni, ai grandi slum di Nairobi, le baraccopoli sorte sulle montagne di rifiuti. Dobbiamo rassegnarci: nella rappresentazione giornalistica internazionale rischiamo di apparire come un Paese del «terzo mondo», ammesso che questa definizione abbia ancora senso, un Paese che si fa sommergere e opprimere dai rifiuti, un Paese che un tempo dettava stili di vita e che ora naviga nell&#8217;immondizia.<br />
Al Jazeera è la tv satellitare pan-araba che trasmette 24 ore su 24, come la Cnn. La sua sede è a Doha, capitale del piccolo emirato del Qatar; qualche anno fa è diventata all&#8217;improvviso famosa per aver trasmesso l&#8217;appello di Osama Bin Laden alla «guerra santa» contro gli Usa. Adesso possiede una rete in inglese: significa che è importante non solo per i Paesi arabi. E noi su Al Jazeera, come su altre all news, ci siamo finiti per la nostra incapacità di risolvere un problema vitale come quello del pattume: «Naples residents riot over rubbish», è rivolta a Napoli per i rifiuti. Sul sito di Al Jazeera, in coda alla descrizione della guerriglia, sono riportate sia le preoccupazioni del presidente Giorgio Napolitano che quelle di Romano Prodi: «Everybody&#8217;s watching us, and I don&#8217;t want Italy to give off this negative image». È proprio così: tutti ci vedono, persino nei Paesi arabi, e l&#8217;immagine che l&#8217;Italia offre di sé è negativa. Ed è la cosa più triste, infelice, dannosa che potessimo fare: fornire lo qualche spettacolo avvilente di un Paese che non è più in grado di smaltire i suoi rifiuti. A corredo della notizia, Al Jazeera propone la connessione con due vecchie vicende riguardanti mafia e camorra. Bingo! In questi anni, qualche bello spirito ha pensato che tutti i problemi potessero essere risolti in termini d&#8217;immagine, di apparenza, di moda.</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/643612099/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><span style="font-weight: bold">Sottovalutando un po&#8217; il reale.</span> Che ogni tanto scuote il corpaccione e si prende le sue rivincite. Così, all&#8217;immagine che vorremmo dare di noi, si sostituisce l&#8217;immagine che gli altri hanno di noi.<br />
Tempo fa, descrivendo Rai International sottolineavo l&#8217;aria di provincia e di mestizia che spira da quel canale. Rai International è l&#8217;immagine della Rai all&#8217;estero ma soprattutto è l&#8217;immagine globale del nostro Paese perché è l&#8217;unico canale di cui disponiamo nel mondo. Non siamo nemmeno in grado di sottotitolare in inglese il Tg1. Temo però che la situazione sia ancora più grave: la modestia della nostra tv riproduce bene l&#8217;emergenza attuale del nostro Paese. L&#8217;emergenza spazzatura, appunto.</p>
<h6 class="footnotes">Aldo Grasso, Corriere della Sera, 7 gennaio 2008</h6>
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		<title>I prof sanno meno degli allievi</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 20:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inchiesta di «Panorama» sugli insegnanti di scienze «I prof sanno meno degli allievi» Usate le domande che l&#8217;Ocse aveva rivolto agli studenti. Solo il 36% ha saputo spiegare perché lievita la pasta ROMA — L&#8217;indagine Ocse- Pisa 2006, che ha visto i nostri quindicenni piazzarsi agli ultimi posti nella graduatoria internazionale relativa alla cultura scientifica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>L&#8217;inchiesta di «Panorama» sugli insegnanti di scienze</h3>
<h1>«I prof sanno meno degli allievi»</h1>
<h2>Usate le domande che l&#8217;Ocse aveva rivolto agli studenti. Solo il 36% ha saputo spiegare perché lievita la pasta</h2>
<p><strong>ROMA</strong> — L&#8217;indagine Ocse- Pisa 2006, che ha visto i nostri quindicenni piazzarsi agli ultimi posti nella graduatoria internazionale relativa alla cultura scientifica, non risparmia neppure i prof. Gli stessi test sono stati infatti proposti dal settimanale Panorama a un campione di 100 docenti di Scienze delle medie e superiori con risultati non molto diversi. Se la maggior parte dei nostri quindicenni non ha saputo rispondere alla domanda: perché si alternano giorno e notte, non pochi insegnanti di Scienze si sono trovati in difficoltà di fronte alla domanda: «Perché la fermentazione fa lievitare la pasta?». Pisa-Ocse, la vendetta: ovvero i professori di Scienze non sempre sanno rispondere alle domande destinate ai propri allievi quindicenni.</p>
<p><strong>Il settimanale ha selezionato cinque test dal questionario Pisa-Ocse 2006 che ha coinvolto un campione di oltre 400 mila studenti quindicenni</strong> di 57 Paesi e li ha proposti ai professori che avrebbero dovuto mettere i ragazzi in condizione di rispondere ai quesiti. I risultati sono stati sorprendenti. Per esempio, alla domanda «Perché la fermentazione fa lievitare la pasta? », appunto, ha risposto correttamente, scegliendo l&#8217;unica opzione giusta sulle quattro proposte, solo il 36 per cento degli intervistati: «La pasta lievita perché si produce un gas, il biossido di carbonio ». Per tre domande le percentuali di risposte esatte sono state inferiori al 40 per cento. Inoltre, in due casi su cinque le percentuali di risposte esatte dei docenti delle medie inferiori sono state più alte di quelle dei loro colleghi delle superiori. «Stiamo lavorando su un piano di aggiornamento degli insegnanti», è il laconico commento del ministro Fioroni, che proprio in seguito ai risultati dell&#8217;indagine Ocse-Pisa 2006 ha deciso di varare un piano di emergenza.</p>
<p><strong>L&#8217;inchiesta di «Panorama» non stupisce il presidente dell&#8217;associazione nazionale dei presidi, Giorgio Rembado.</strong> «La selezione del personale attraverso i concorsi — spiega — è sparita dagli orizzonti della scuola da moltissimi anni». «La maggior parte degli attuali insegnanti — continua Rembado — sono entrati attraverso lo scorrimento delle graduatorie per supplenti, ovvero per anzianità. E l&#8217;anzianità non è mai un buon criterio di selezione». «Fino a quando non avremo la possibilità di selezionare i docenti attraverso le competenze disciplinari e didattiche — conclude Rembado — non avremo la certezza di poter contare su un buon corpo docente». «Non penso che gli insegnanti di scienze siano così ignoranti — protesta Anna Pascucci, presidente dell&#8217;associazione nazionale dei docenti di Scienze naturali —. In queste statistiche non si sa mai chi sono le persone intervistate e che cosa si vuole sondare. Penso che si stiano amplificando dei dati sulla cui validità bisognerebbe riflettere ». «I docenti di Scienze — conclude Anna Pascucci — non sono ignoranti. Certamente hanno poco tempo per aggiornarsi: solo cinque giorni l&#8217;anno».</p>
<h6>Giulio Benedetti, Corriere della Sera, 4 gennaio 2008</h6>
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		<title>Beffa Ecopass: Impossibile acquistare i tagliandi su Internet</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Dec 2007 16:08:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Beffa Ecopass: Impossibile acquistare i tagliandi su Internet: il Comune si era dimenticato di attivare il conto corrente su cui versare i pagamenti Falsa partenza per acquistare Ecopass su Internet e con il numero verde di Atm. Mentre si chiude l&#8217;accordo con i commercianti: esenzioni solo per i mezzi che trasportano beni alimentari altamente deperibili. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Beffa Ecopass: Impossibile acquistare i tagliandi su Internet: il Comune si era dimenticato di attivare il conto corrente su cui versare i pagamenti</h2>
<p class="p">Falsa partenza per acquistare Ecopass su Internet e con il numero verde di Atm. Mentre si chiude l&#8217;accordo con i commercianti: esenzioni solo per i mezzi che trasportano beni alimentari altamente deperibili. Ieri era impossibile acquistare i tagliandi con la carta di credito. Tante le telefonate e le email di protesta. All&#8217;800.437.437, gli operatori si limitavano ad attivare i ticket cartacei, rimandando a una successiva telefonata l&#8217;acquisto online. Sul sito del Comune, ogni tentativo è andato vuoto. Non c&#8217;è stato niente da fare. E non per colpa della «rete» sotto pressione, ma perché <strong>qualcuno si è dimenticato di fornire il codice di attivazione del conto corrente del Comune,</strong> quello in cui devono andare a finire i proventi degli acquisti di Ecopass online. La «dimenticanza» è stata corretta in serata, e da oggi, assicurano i tecnici del Comune, sarà possibile utilizzare le carte di credito per acquistare i tagliandi.</p>
<p class="p">Altra giornata cruciale per Ecopass. Ieri sono stati scoperti i cartelli all&#8217;ingresso dei varchi, quelli che riportano orari e modalità del ticket. Sia il numero verde di Atm sia l&#8217;infoline del Comune sono state presi d&#8217;assalto: 2.654 telefonate all&#8217; 800.437.437 con l&#8217;attivazione di 600 abbonamenti scontati per i residenti, 3.500 chiamate allo 020202. In parecchie occasioni è stato difficile prendere la linea. <strong>Problemi anche con il sito del Comune per individuare la classe d&#8217;inquinamento dell&#8217;auto in base alla targa. Molti lettori segnalano che, inserendo più volte lo stesso numero, vengono fuori risultati diversi.</strong> Quindi, per evitare oltre alle brutte sorprese multe salate, meglio controllare sul libretto di circolazione dell&#8217;auto.</p>
<h6 class="p">Maurizio Giannattasio, ViviMilano, 28 dicembre 2007</h6>
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		<title>Esame giornalisti: arriva il computer</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 11:44:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La nuova norma prevede che non si debba più usare la vecchia macchina da scrivere portatile ROMA &#8211; Cambia l&#8217;esame di Stato per i giornalisti: addio alla macchina da scrivere, arriva il computer. La Commissione Cultura della Camera, presieduta da Pietro Folena, ha approvato infatti la proposta di legge di Pino Pisicchio (presidente della Commissione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>La nuova norma prevede che non si debba più usare la vecchia macchina da scrivere portatile</h2>
<p><strong>ROMA</strong> &#8211; Cambia l&#8217;esame di Stato per i giornalisti: addio alla macchina da scrivere, arriva il computer. La Commissione Cultura della Camera, presieduta da Pietro Folena, ha approvato infatti la proposta di legge di Pino Pisicchio (presidente della Commissione Giustizia) che abolisce l&#8217;uso della macchina da scrivere nell&#8217;esame di stato e introduce l&#8217;uso del personal computer. La norma voluta anche da altri deputati di entrambi gli schieramenti, spiega lo stesso Pisicchio, «pone fine ad un surreale anacronismo che obbligava i candidati giornalisti ad affannose ricerche di pezzi d&#8217;antiquariato, non sempre disponibili e, se miracolosamente disponibili, mal-funzionanti: le gloriose macchine da scrivere portatili. Ma la legge del &#8217;63 impediva l&#8217;uso di strumenti diversi della storica &#8220;lettera 22&#8243; e similari. Per cui ad ogni prova d&#8217;esame si metteva in moto la ricerca affannosa dell&#8217;antico arnese». <span style="font-weight: bold"></span></p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/2058166867/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><span style="font-weight: bold">TROPPA GIURISDIZIONE &#8211; </span>«Al di là della considerazione positiva sulla celerità con cui la Camera ha approvato il provvedimento (e sperando in una analoga celerità da parte dell&#8217;altro ramo) &#8211; conclude Pisicchio &#8211; resta la considerazione amara sull&#8217;eccesso di giurisdizione che ancora soffoca il nostro ordinamento: piuttosto singolare che, anche per poter usare la versione moderna della macchina da scrivere, vale a dire la tastiera di un computer con memoria preventivamente disattivata, si debba approvare una nuova legge».</p>
<h6>Corriere della Sera, 12 dicembre 2007</h6>
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		<title>«Coccodrillo» a bordo, l&#8217;aereo non decolla</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2007 10:24:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[aereo]]></category>
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		<description><![CDATA[A ritardare la partenza di un volo tra Ciampino e Bergamo un grande peluche che le hostess non volevano tra i sedili BERGAMO - A fermare gli aerei non ci sono solo il maltempo, gli scioperi, i guasti e i terroristi. Adesso ci si mettono anche i peluche. Ma non uno qualsiasi: quello che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>A ritardare la partenza di un volo tra Ciampino e Bergamo un grande peluche che le hostess non volevano tra i sedili</h2>
<p><strong>BERGAMO -</strong> A fermare gli aerei non ci sono solo il maltempo, gli scioperi, i guasti e i terroristi. Adesso ci si mettono anche i peluche. Ma non uno qualsiasi: quello che è riuscito nell&#8217;impresa di ritardare per due ore il decollo di un volo Ryanair tra Ciampino e Orio al Serio, racconta l&#8217;agenzia di stampa Agi, era una «mostruosità verde» talmente enorme da occupare tre sedili, e che chissà come era riuscita a passare dal check in come semplice bagaglio a mano.</p>
<p><strong>VOLO NATO MALE &#8211; </strong>Il volo, bisogna dirlo, era nato male. Prima l&#8217;imbarco spostato per un ritardo tecnico. Poi un bisticcio con un passeggero che aveva piazzato una valigia davanti all&#8217;uscita di sicurezza e non voleva spostarla. Infine a sbarrare la strada del decollo è sceso in campo l&#8217;enorme coccodrillo. L&#8217;assistente di volo che si è trovata a dover gestire la bestiaccia ha cercato di convincere la padrona del mostro che non si poteva decollare con un pupazzo grande come un monolocale parcheggiato fra i sedili e aveva posto la questione in termini drastici: o via la bestiaccia o non si decolla. Lo stesso comandante lo ha chiarito attraverso l&#8217;interfono: «signori, non si può decollare per colpa del coccodrillo».</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/539572561/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><strong>PARAPIGLIA A BORDO &#8211; </strong>I passeggeri si sono subito divisi in due partiti: uno propendeva per tenere il coccodrillo piazzandolo nelle file vuote in coda; gli altri, più drastici, votavano per l&#8217;immediata «soppressione». La padrona del pupazzone ha difeso la creatura con tutte le sue forze, usando toni pesanti e strattonando la hostess. Tanto che è dovuta intervenire la polizia di frontiera. Come se non bastasse un passeggero si è messo a riprendere il parapiglia con il telefonino e gli agenti lo hanno identificato. Per calmare tutti c&#8217;è voluta un&#8217;autorità superiore, una suora, che si è alzata, ha parlato con l&#8217;equipaggio, con gli agenti e alla fine anche con la padrona del coccodrillo che alla fine si è alzata, si è caricata in spalla l&#8217;animale ed è scesa. E l&#8217;aereo ha potuto finalmente decollare.</p>
<h6>Corriere della Sera, 28 novembre 2007</h6>
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