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	<title>Scappare Via &#187; Salute</title>
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	<description>Tanti buoni motivi per scappare da questo paese malconcio</description>
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		<title>Bimbi giocano tra i topi, rivolta delle mamme</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 18:35:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esasperati i genitori: da anni denunciamo il degrado, nessuno interviene Bimbi giocano tra i topi, rivolta delle mamme Piazza Bacone, giardini invasi dai roditori. A rischio la salute dei piccoli. Il Codacons: hanno anche divorato le loro merendine Topi che corrono da una parte all&#8217;altra del prato. E che addirittura piluccano le merendine dei bambini. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="occhiello"><span class="occhiello"><em>Esasperati i genitori: da anni denunciamo il degrado, nessuno interviene</em></span></div>
<h2><span class="titolo">Bimbi giocano tra i topi, rivolta delle mamme</span></h2>
<h3><span class="sommario">Piazza Bacone, giardini invasi dai roditori. A rischio la salute dei piccoli. Il Codacons: hanno anche divorato le loro merendine</span></h3>
<div class="doc" xml:lang="it">
<div class="articolo">
<div class="testo">
<div class="p"><strong class="b">Topi che corrono da una parte all&#8217;altra del prato</strong>. E che addirittura piluccano le merendine dei bambini. Non è una scena del film «Ratatouille», ma la situazione dei giardinetti di piazzale Bacone, dove le aiuole sono invase dai roditori. «Seduti sulle panchine si sentono fruscii nei cespugli, se non c&#8217;è troppa gente corrono da una parte all&#8217;altra, proprio dove giocano i bambini», spiega Giuseppina Monaco, una delle tante mamme esasperate dalla situazione. Da almeno due anni si rivolgono al Comune. Fax, raccolte di firme ed email. Nulla. O meglio: «Rispondono. Però non fanno nulla. Ci hanno raccontato di aver messo le trappole, ma i topi sono ancora lì. Ci vorrebbe è una bella disinfestazione», sottolinea Paolo Turati che insieme ad altri genitori della zona si sono rivolti al Codacons: «Il livello di manutenzione di questi giardinetti è pari a zero, bisogna fare qualcosa. Non è igienico. E i bambini rischiano di prendersi delle malattie».</div>
<div class="p"></div>
<div class="p"><strong class="b">I giardinetti di piazzale Bacone. E sì che dovevano essere</strong> un fiore all&#8217;occhiello per il quartiere. Spazi attrezzati per i bambini. Un&#8217;area per giocare, proprio davanti all&#8217;istituto comprensivo che, tra materne, elementari e medie, ospita almeno un migliaio di studenti. Invece, sostengono i residenti, «di notte è un covo per drogati. Di giorno ci sono ubriaconi sulle panchine. E adesso anche i topi». È delusa, Agnese Agosto. Lei è da un paio d&#8217;anni che si batte per questa piazza: «Sono andata negli uffici comunali, ho raccolto una cinquantina di firme per far presente la situazione. Mi hanno risposto che le siepi non le possono tagliare perché sono state disegnate da un architetto. E che sono state piantate anche delle rose pregiate ».</div>
<div class="p"></div>
<div class="p"><strong class="b">E per quanto riguarda i controlli, «hanno promesso </strong>che provvederanno». Già. Lunedì «mia figlia ha trovato una siringa usata» ed esattamente un anno fa una mamma era stata punta, un ago le si era conficcato nel piede mentre spingeva la figlia sull&#8217;altalena. Anche in quel caso, interviene una donna di origini brasiliane, «non è più stato fatto nulla. Non importa se viviamo con l&#8217;incubo». Ora, però, se ne è aggiunto un altro. I topi. «Si sono moltiplicati in un&#8217;estate. Le merendine? Certo che è successo», spiega la signora Agosto. Ma, anche lì, «nessuno se ne interessa.</div>
<div class="p"></div>
<div class="p"><strong class="b">L&#8217;unica cosa da fare è trasferirsi, perché «il degrado</strong> a due passi da corso Buenos Aires non è più accettabile». E se per il presidente del Codacons, Marco Maria Donzelli, è evidente che «il Comune se ne frega del degrado, visto che non fa niente di serio per affrontare il problema», secondo Paolo Uguccioni, presidente del comitato Venezia- Baires, «la colpa è anche di chi sporca». Certo, le «istituzioni hanno le loro responsabilità, ma è anche vero che i cittadini sono maleducati. E i topi vivono nella sporcizia». Intanto, però, c&#8217;è la paura dei genitori per i loro bambini. «Perché qui non siamo nel film Ratatouille ».</div>
<div class="p"></div>
<h6>Bebedetta Argentieri, 10 settembre 2008, Correre della Sera</h6>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Muore nel parcheggio dell&#8217;ospedale in attesa dell&#8217;ambulanza</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 20:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era andato a visitare la figlia che aveva partorito e all&#8217;uscita è stato colto da un malore Un uomo di 64 anni deceduto per arresto cardiaco al secondo Policlinico: non c&#8217;è la struttura addetta al primo intervento ROMA - Era andato a visitare la figlia che aveva partorito da poco e all&#8217;uscita è stato colto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era andato a visitare la figlia che aveva partorito e all&#8217;uscita è stato colto da un malore</p>
<h2>Un uomo di 64 anni deceduto per arresto cardiaco al secondo Policlinico: non c&#8217;è la struttura addetta al primo intervento</h2>
<p><strong>ROMA -</strong> Era andato a visitare la figlia che aveva partorito da poco e all&#8217;uscita è stato colto da un malore. I soccorsi sono arrivati ma non in tempo per salvarlo. È successo domenica mattina al secondo Policlinico di Napoli ad un uomo di 64 anni deceduto per arresto cardiaco, a pochi passi dal reparto di Ostetricia &#8211; dove era andato in visita dalla figlia, che ha recentemente partorito. L&#8217;uomo aveva appena parcheggiato l&#8217;auto, quando si è sentito male. Qualcuno ha allertato il 118 che ha inviato sul posto un&#8217;ambulanza, poiché il Policlinico &#8211; hanno spiegato i sanitari del pronto soccorso &#8211; non ha una struttura addetta al primo intervento.</p>
<p><strong>IL 118 </strong>- L&#8217;ambulanza più vicina è arrivata rapidamente, ma priva di medico a bordo. Una seconda ambulanza, che poteva portare invece sul posto un medico &#8211; impiegando più tempo, perché di rientro da un altro servizio &#8211; è stata revocata poco dopo la segnalazione, poiché l&#8217;uomo nel frattempo era già deceduto. La vicenda viene ricostruita dalla direzione sanitaria del secondo Policlinico: «A quanto mi risulta, il 64enne è morto in auto: chi lo ha soccorso lo ha estratto dal veicolo quando era già deceduto per un infarto &#8211; dice Luigi Quagliata &#8211; Non so chi abbia chiamato il 118». Inoltre, aggiunge, «ogni edificio è provvisto di defibrillatore. Sul caso è intervenuto immediatamente il medico di guardia di Ginecologia e Ostetricia, il dottore Pagnano, che ha constatato il decesso. Al Policlinico esiste poi l&#8217;Utic di Cardiologia: se ci fosse stato il tempo il paziente sarebbe stato immediatamente soccorso lì».</p>
<p><strong>IL DIRETTORE SANITARIO</strong> &#8211; Il direttore sanitario aggiunge che il Policlinico è dotato di almeno sette ambulanze: «Il 118 può anche intervenire &#8211; ha concluso &#8211; ma in seconda battuta, per trasportare, solo in caso di necessità, il paziente in una diversa struttura». Di solito il servizio 118 con relative ambulanze è ospitato all&#8217;interno di grandi ospedali, dice Mario Costa, presidente dell&#8217;associazione nazionale che riunisce i sistemi 118 regionali. «La regola generale è che si preferisce un intervento tempestivo e condotto da personale specializzato e attrezzato che fa capo al dipartimento di emergenza territoriale piuttosto che un aiuto generico. Ma è l&#8217;analisi attenta della chiamata al centro operativo e poi all&#8217;arrivo di professionisti che avviene la valutazione esatta della situazione. L&#8217;invio dell&#8217;ambulanza con o senza medico a bordo dipende non solo dalla valutazione della richiesta ma anche della disponibilità dei mezzi che c&#8217;è al momento dell&#8217;intervento».</p>
<div id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript"></script><script id="extFlashBottom11" src="http://realmedia-a592.d4p.net/6/592/1130/0001/oas-eu.247realmedia.com/RealMedia/ads/Creatives/TFSMflashobject.js" type="text/javascript"></script><script></script></p>
<div id="FinContentBottom11"><strong>I PRONTO SOCCORSO</strong> &#8211; Alcune recenti vicende legate a mancati interventi dei medici a persone che si erano sentite male nelle vicinanze di ospedali (è successo a Moncalieri e al Mauriziano di Torino) avevano innescato polemiche. «La regola generale &#8211; spiega Costa &#8211; è il non abbandono del posto di pronto soccorso, tuttavia deve essere valutata sempre con buon senso ed elasticità». Oggi sono circa 11 mila i medici che lavorano nei pronto soccorso ma per fare fronte alla congestione che quotidianamente si registra in queste strutture, secondo la società dei medici di urgenza ed emergenza servirebbe aumentarne la presenza del 10-15%.</div>
</div>
<p> </p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<h6>Corriere Della Sera</h6>
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		<title>I dentisti italiani sono i piu&#8217; cari d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 00:23:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I dentisti italiani sono i piu&#8217; cari d&#8217;Europa dopo gli inglesi. Lo rivela uno studio della Commissione europea. &#8220;Bisogna individuare tariffe di riferimento adatte: dovrebbero farlo gli ordini dei medici e odontoriatri&#8221;, e&#8217; il commento del Presidente della Commissione Sanita&#8217; al Senato, Ignazio Marino. &#8220;E&#8217; sbagliato pensare che per ogni problema deve intervenire lo Stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I dentisti italiani sono i piu&#8217; cari d&#8217;Europa dopo gli inglesi. Lo rivela uno studio della Commissione europea. &#8220;Bisogna individuare tariffe di riferimento adatte: dovrebbero farlo gli ordini dei medici e odontoriatri&#8221;, e&#8217; il commento del Presidente della Commissione Sanita&#8217; al Senato, Ignazio Marino. &#8220;E&#8217; sbagliato pensare che per ogni problema deve intervenire lo Stato o il Parlamento. Se gli ordini devono servire solo ad accumulare le rendite dei soldi che ognuno di noi versa, allora sciogliamoli questi ordini&#8221;, ha proseguito Marino. &#8220;Avete notizia di medici sanzionati dall&#8217;Ordine per un comportamento inadeguato? Negli Stati Uniti avviene spessimo&#8221; ha poi aggiunto il Presidente della Commissione Sanita&#8217;.</p>
<h6>Agr, 12 gennaio 2008</h6>
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		<title>Ospedali pieni, muore dopo ore di attesa</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 20:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2007 nello stesso nosocomio erano morte due sedicenni Ospedali pieni, muore dopo ore di attesa Un ottantenne ha perso la vita a Vibo Valentia opo una crisi respiratoria. Nessuna struttura aveva posto per lui VIBO VALENTIA - Un uomo di 80 anni, Orazio Maccarone, di San Calogero, è morto dopo essere rimasto quattro ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Nel 2007 nello stesso nosocomio erano morte due sedicenni</h3>
<h1>Ospedali pieni, muore dopo ore di attesa</h1>
<h2>Un ottantenne ha perso la vita a Vibo Valentia opo una crisi respiratoria. Nessuna struttura aveva posto per lui</h2>
<p><strong>VIBO VALENTIA -</strong> Un uomo di 80 anni, Orazio Maccarone, di San Calogero, è morto dopo essere rimasto quattro ore nel pronto soccorso dell&#8217;ospedale di Vibo Valentia perché non si trovavano posti letto nei vari ospedali calabresi. A raccontarlo alla <em>Gazzetta del Sud</em>, che giovedì pubblica la notizia, sono stati i familiari, che hanno annunciato di non voler presentare una denuncia.</p>
<p><strong>IL RICOVERO &#8211; </strong>L&#8217;uomo è stato portato in ospedale il 26 dicembre per difficoltà respiratorie ed una grave forma di bronchite, ma per il suo caso, ha raccontato il figlio, Michele, alcuni medici hanno avuto un approccio «superficiale e strafottente». Secondo il racconto dei familiari di Maccarone, sono stati cercati posti letto nei reparti di medicina degli ospedali della Piana di Gioia Tauro, di Reggio Calabria, di Lamezia Terme, di Catanzaro e di Cosenza, ma senza risultato. Alla fine è stato trovato un posto nel vicino ospedale di Tropea, ma le condizioni di Maccarone si sono improvvisamente aggravate e l&#8217;uomo è morto.</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/89215259/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a><strong>I PRECEDENTI &#8211; </strong>Nel 2007, nell&#8217;ospedale di Vibo Valentia, erano morte due sedicenni, Federica Monteleone ed Eva Ruscio. In seguito all&#8217;ultimo caso, alcuni reparti e una sala operatoria sono stati chiusi. In altre unità i posti letto sono stati ridotti e sono state avviate misure straordinarie di adeguamento della struttura.</p>
<h6 class="right">Corriere della Sera, 4 gennaio 2008</h6>
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		<title>Le stanze degli ospedali non hanno i bagni per i disabili</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Dec 2007 17:06:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una denuncia destinata a far discutere da parte di Ileana Argentin, consigliere delegato del sindaco Veltroni per l´Handicap: «Nelle stanze di molti ospedali non vi sono bagni accessibili per disabili, come invece previsto dalla legge. Eppure la normativa è chiarissima e prevede che vi sia obbligatoriamente un bagno accessibile e attrezzato ogni quattro stanze nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una denuncia destinata a far discutere da parte di Ileana Argentin, consigliere delegato del sindaco Veltroni per l´Handicap: «Nelle stanze di molti ospedali non vi sono bagni accessibili per disabili, come invece previsto dalla legge. Eppure la normativa è chiarissima e prevede che vi sia obbligatoriamente un bagno accessibile e attrezzato ogni quattro stanze nei singoli reparti. Dalle segnalazioni che sono a noi pervenute, e all´ufficio H del Comune ne sono arrivate più di cinquanta negli ultimi tre mesi, e da alcune nostre verifiche, questa norma è largamente disattesa». Ileana Argentin chiama in causa ospedali importanti della Capitale: «La normativa non è rispettata al San Camillo, al policlinico Umberto I, al policlinico Agostino Gemelli, al Forlanini, al Sant´Andrea che peraltro è stato inaugurato pochi anni fa. In queste strutture ho voluto verificare personalmente, scoprendo che le segnalazioni sono veritiere e che si tratta di una situazione generalizzata. I bagni per disabili si trovano nei corridoi, ma non nelle stanze, e comunque, non nella misura prevista dalla legge». E a mancare, ancora secondo le numerose segnalazioni giunte a Ileana Argentin, non sono soltanto i bagni: «Nelle stanze di questi ospedali &#8211; prosegue il consigliere &#8211; mancano anche i maniglioni per spostarsi dalla carrozzina al letto o al water, mancano le docce attrezzate con seggiolini appositi e i lavandini non sono del tipo previsto per i disabili, così come spesso mancano gli interruttori accessibili per chi ha difficoltà di movimento negli arti superiori. È insomma impossibile soddisfare le norme più elementari dell´igiene personale, come sciacquarsi le mani o lavarsi i denti: è quindi impossibile essere malati se si è disabili». Problemi anche per la sicurezza, ancora secondo le segnalazioni giunte all´ufficio H e verificate dallo staff di Ileana Argentin: «In molti ospedali esistono sistemi vocali per l´illuminazione e per la chiamata d´emergenza. Nel primo caso non sono obbligatori, ma sarebbero utili se non necessari. Nel caso della chiamata d´emergenza, la legge prevede che vi sia in tutti gli edifici pubblici un sistema per cui chi non può utilizzare gli arti superiori possa, se necessario, lanciare l´allarme o chiedere aiuto. Anche questo non c´è, e vogliamo con queste denunce dare voce a chi non la ha, e non certo perché è muto». <!-- OAS AD 'Middle' - gestione 180x150 square inside --></p>
<p style="display: none" id="adMiddle"><script language="JavaScript">   <!-- OAS_RICH('Middle'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.repubblica.it/5c/local.repubblica.it/rg/roma/interna/1476818645/Middle/default/empty.gif/64353963333436393431653333346630"><img border="0" width="2" src="http://oas.repubblica.it/0/default/empty.gif" height="2" /></a></p>
<p>Per quanto risulta a Ileana Argentin, analoghe situazioni sarebbero riscontrabili anche in alcune cliniche private: «La Paideia nella zona di Corso Francia, la Quisisana ai Parioli, Villa Claudia, Villa Benedetta nell´area della Pineta Sacchetti. In queste cliniche si riscontrano problemi analoghi a quelli degli ospedali che ho indicato prima, e in alcuni casi addirittura lo spazio per entrare nei bagni delle camere non è sufficiente per l´accesso di una sedia a rotelle».</p>
<p>Ileana Argentin promette che andrà a fondo in questa vicenda senza arretrare di un metro sulla linea della difesa dei diritti dei disabili: «Trovo scandaloso e non tollero &#8211; dice &#8211; che tanti si arrabbino per cinema e bar inaccessibili, per scivoli nelle strade ostruiti dalle auto in sosta di cui io stesso anche recentemente sono stata vittima, per vie dissestate. Ma qui persino i diritti alla sanità e alla salute sono negati in modo assoluto». E la battaglia non si limiterà alla Capitale: «Presto un gruppo di disabili chiederà un incontro al ministro della Salute Livia Turco e io li accompagnerò per raccontare questi disagi. È un problema che non investe soltanto Roma o la Regione Lazio, ma che sappiamo esistere in varie città italiane. Serve che qualcosa cambi, perché è anche da questi parametri che si vede la civiltà di un Paese. Noi, purtroppo, siamo molto indietro».</p>
<h6>La Repubblica Roma, 28 dicembre 2007</h6>
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		<title>Nella pianura Padana record di smog</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 20:58:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’esposizione al Pm10 resta tra le prime in Europa insieme a Benelux, Polonia, Rep. Ceca e Ungheria In Italia si respira male, nella pianura Padana malissimo: la qualità dell’aria non migliora e, nell’area del nord, l’esposizione al Pm10 resta tra le prime in Europa insieme al Benelux, alla Polonia, alla Repubblica Ceca e all’Ungheria. Lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>L’esposizione al Pm10 resta tra le prime in Europa insieme a Benelux, Polonia, Rep. Ceca e Ungheria</h2>
<p>In Italia si respira male, nella pianura Padana malissimo: la qualità dell’aria non migliora e, nell’area del nord, l’esposizione al Pm10 resta tra le prime in Europa insieme al Benelux, alla Polonia, alla Repubblica Ceca e all’Ungheria. Lo ha messo di nuovo in evidenza il rapporto Apat (Agenzia per la protezione dell&#8217;ambiente e per i servizi tecnici) presentato a Roma che si sofferma, in modo particolare, sul livello di superamento del valore limite giornaliero nelle città italiane. Nel 2006, spiega il rapporto, il 61% delle stazioni di monitoraggio ha disatteso il valore limite giornaliero (50 microgrammi per metro cubo, da non superare più di 35 volte l’anno).</p>
<p><strong>I 35 GIORNI DI SUPERAMENTO ESAURITI ENTRO FEBBRAIO &#8211; </strong>«In alcune Regioni, i 35 giorni consentiti &#8211; evidenzia l’Apat &#8211; sono stati esauriti entro la prima metà di febbraio 2006». Lo hanno fatto Torino, Milano, Venezia e Bologna. Tempi più lunghi per Genova, Firenze e Bari (29 ottobre). E’ il Nord d’Italia a non respirare confermandosi come «situazione più critica in tutta la nazione», mentre è meno sfavorevole il quadro rilevato al Centro-Sud anche se i limiti non sono comunque rispettati. Roma presenta i valori più elevati.</p>
<p><span style="font-weight: bold">IL TRASPORTO PRODUCE IL 43% DI PM10 </span>- Il trasporto, sottolinea l’annuario dei dati ambientali dell’Apat, rimane «la prima sorgente di inquinamento di Pm10 con un contributo complessivo del 43% sul totale, di cui il 27% proveniente dal trasporto stradale». Per contro, sono aumentati in modo considerevole dal 2003 al 2005 i provvedimenti adottati per risanare la qualità dell’aria. E’ il caso di Piemonte e Lombardia che hanno promosso misure a favore della mobilità sostenibile (16%), hanno promosso i mezzi pubblici di trasporto a basso impatto ambientale privato (15%) e pubblico (14%), insieme a provvedimenti di limitazione del traffico (14%).</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">         <!-- OAS_AD(\\\'Bottom1\\\'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/1899667624/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a><strong>LE REGIONI PIU&#8217; ATTIVE &#8211; </strong>Le Regioni più attive da questo punto di vista sono state nel 2004 la Lombardia con 62 provvedimenti, l’Emilia Romagna con 36, il Piemonte con 27 e il Lazio con 20. La Regione con i migliori indicatori di gestione della qualità dell’aria è il Piemonte.</p>
<h6 class="right">Corriere della Sera, 19 dicembre 2007</h6>
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		<title>Muore durante un&#8217;operazione alle tonsille</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 21:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Malasanita]]></category>
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		<description><![CDATA[La vittima è una ragazza di 16 anni. L&#8217;episodio nello stesso ospedale dove l&#8217;anno scorso morì Federica Monteleone VIBO VALENTIA &#8211; Una ragazza di 16 anni, Eva Ruscio, è morta nell&#8217;ospedale di Vibo Valentia mentre veniva sottoposta ad un intervento chirurgico. La giovane era stata ricoverata nella serata di lunedì per un ascesso tonsillare. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>La vittima è una ragazza di 16 anni. L&#8217;episodio nello stesso ospedale dove l&#8217;anno scorso morì Federica Monteleone</h2>
<p><strong>VIBO VALENTIA</strong> &#8211; Una ragazza di 16 anni, Eva Ruscio, è morta nell&#8217;ospedale di Vibo Valentia mentre veniva sottoposta ad un intervento chirurgico. La giovane era stata ricoverata nella serata di lunedì per un ascesso tonsillare. In nottata le sue condizioni si erano aggravate e i medici hanno deciso di effettuare un intervento chirurgico di tracheotomia per evitare difficoltà respiratorie dovute all&#8217;eccessivo gonfiore del collo. Nel corso dell&#8217;intervento, però, la giovane ha cessato di vivere per arresto cardiaco. I familiari sono stati avvisati del decesso intorno alle 11 e 30. La 16enne era di Capistrano (VV) e frequentava il terzo anno dell&#8217;istituto Magistrale di Vibo Valentia.</p>
<p><strong>ISPEZIONE</strong> &#8211; In seguito a questo nuovo episodio avvenuto nell&#8217;ospedale di Vibo Valentia (un anno fa un&#8217;altra ragazza, Federica Monteleone, entrò in coma e morì al termine di un intervento di appendicite) il Prefetto ha convocato una riunione d’urgenza. Il ministro della Salute, Livia Turco, ha disposto una ispezione all&#8217;ospedale. Per il presidente della Regione, Agazio Loiero, «è doloroso apprendere di una morte così. Una giovane vita che si spegne è sempre un dramma per la famiglia ma le circostanze, se possibile, rendono più acuta la fitta al cuore. Non ho parole per esprimere ai familiari la mia vicinanza, umana prima che istituzionale. Ma faremo di tutto perché si faccia chiarezza».</p>
<h6>Corriere della Sera, 5 dicembre 2007</h6>
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		<title>Buste di plastica, finto addio</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 18:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[In Italia manca la norma per vietarle. «Pericolose anche le biodegradabili» ROMA — Il divieto dovrebbe scattare dal primo gennaio 2010. Ma chi lo infrangerà, non rischierà nulla. Anche l&#8217;Italia ha deciso di mettere al bando le buste di plastica: sacchetti per la spesa, imballaggi e via dicendo. Con un piccolo particolare. La norma della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>In Italia manca la norma per vietarle. «Pericolose anche le biodegradabili»</h2>
<p><strong>ROMA</strong> — I<span style="font-weight: normal"></span><span style="font-weight: normal"></span><span style="font-weight: normal">l divieto dovrebbe scattare dal primo gennaio 2010</span><span style="font-weight: normal">. Ma chi lo infrangerà, non rischierà nulla. Anche l&#8217;Italia ha deciso di mettere al bando le buste di plastica: sacchetti per la spesa, imballaggi e via dicendo. Con un piccolo particolare. La norma della Finanziaria 2007 approvata un anno fa che dovrebbe mandare in pensione il «polietilene » ha infatti solo valore di indirizzo. Doveva essere seguita da un altro provvedimento. Nessuno l&#8217;ha visto. La legge resta monca, almeno per adesso. Il dibattito, fra polemiche e veleni e con gli ambientalisti divisi, si è riaperto in questi giorni. Quando le autorità locali di Londra hanno avviato l&#8217;iter per vietare gli shopper non biodegradabili. Molti Paesi hanno preferito un&#8217;altra strada: dall&#8217;Irlanda alla Danimarca, da Taiwan alla Germania, è stata già adottata una mini-tassa sulle buste in plastica, considerate dannosissime perché possono resistere per 400 anni nel deserto, in fondo al mare, sulle rive dei fiumi o sulle cime del Tibet. Un pericolo per qualsiasi ecosistema. </span></p>
<p><span style="font-weight: bold">Il nostro Parlamento ha puntato sul divieto «all&#8217;italiana»</span>. Senza multe o sanzioni per i trasgressori. «La norma è giusta — dice Angelo Bonelli, capogruppo alla Camera dei Verdi —, ma in Europa c&#8217;è la libera circolazione delle merci, senza una direttiva comunitaria il veto non può essere imposto». «La Finanziaria 2007 ha segnato comunque un primo passo, ha sancito il principio secondo il quale si usa solo il biodegradabile », spiega il senatore ulivista Riccardo Ferrante, direttore generale di Legambiente, autore dell&#8217;emendamento anti- plastica. L&#8217;alternativa si chiama mater-bi: è un «polimero biodegradabile» ricavato dall&#8217;amido di mais, brevettato e prodotto dalla Novamont, azienda nata come costola della Montedison e ora autonoma, con sede a Novara e stabilimenti a Terni. L&#8217;eco-plastica, dunque. La capacità produttiva però è limitata: 20-30 mila tonnellate all&#8217;anno, a fronte delle 300 mila consumate per le buste non biodegradabili. Al Cnr di Portici invece hanno messo a punto un altro materiale, derivato dalle bucce di pomodoro. L&#8217;uso industriale è ancora lontano. «La scadenza del 2010 rischia di creare problemi seri — dice Giuseppe Rossi, presidente dell&#8217;associazione PlasticsEurope Italia, aderente a Confindustria —, prima di tutto perché Novamont, che è nostra iscritta, non è in grado di produrre tutto il materiale necessario. Il mater-bi è più costoso. E poi i sacchetti in amido di mais vanno bene per alcune funzioni, come la raccolta dei rifiuti, ma sono meno adatti per altre perché non sono resistenti. Anziché vietare la plastica, bisognerebbe utilizzarla meglio, incentivando il ri-uso delle buste e il riciclaggio ».</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/1370243970/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><span style="font-weight: bold">Secondo il Wwf, la diffusione del mater- bi non è esente da rischi ambientali</span>: «Non siamo contrari — commenta Massimiliano Varriale, responsabile del settore energia e clima dell&#8217;associazione di Fulco Pratesi —, ma poniamo degli interrogativi. Siamo sicuri che la coltivazione estesa del mais non alteri gli ecosistemi? È una pianta che consuma tantissima acqua ed energia. Siamo sicuri che il mater-bi sia completamente biodegradabile? Non ci risulta. E non vorremmo dover ricorrere all&#8217;import del mais, ci sarebbe il pericolo di utilizzare piante transgeniche. Il mater-bi probabilmente è ottimo, ma la sostituzione totale della plastica con questo materiale forse andava studiata meglio». Per Coldiretti, la materia prima non manca: «Basta adibire al mais 200 mila ettari», cioè un quinto delle terre agricole non utilizzate. Gli ambientalisti comunque non si fermano. «Nella Finanziaria 2008— annuncia Angelo Bonelli — vogliamo introdurre il divieto delle lampade a incandescenza dal 2011 e una norma che preveda per gli elettrodomestici sistemi di spegnimento alternativi allo stand by, che consuma inutilmente energia. Potremmo così evitare la produzione di oltre 3,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica all&#8217;anno ».</p>
<h6 class="footnotes">Paolo Foschi, Corriere della Sera, 2 dicembre 2007</h6>
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