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	<title>Scappare Via &#187; clochard</title>
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	<description>Tanti buoni motivi per scappare da questo paese malconcio</description>
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		<title>Abusivi in Galleria, lo choc di Milano</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Dec 2007 16:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I sottotetti del «salotto di Milano» trasformati in bivacchi abusivi di clochard e clandestini MILANO — «Dai, sono stanco. Andiamo?». «No. Prima devo pulire meglio il pavimento». E poi, dopo il dibattito di mezzanotte tra il netturbino sfaticato e quello che fatica, dicono che la Galleria è sporca. Ma quale sporca. Basta star all&#8217;esterno. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>I sottotetti del «salotto di Milano» trasformati in bivacchi abusivi di clochard e clandestini</h2>
<p><strong>MILANO</strong> — «Dai, sono stanco. Andiamo?». «No. Prima devo pulire meglio il pavimento». E poi, dopo il dibattito di mezzanotte tra il netturbino sfaticato e quello che fatica, dicono che la Galleria è sporca. Ma quale sporca. Basta star all&#8217;esterno. E non entrare nel portone ai civici 11 e 12, ed entrarci dentro, in questa Galleria. Lampadine sradicate. Ascensore che fa prigionieri. Intonaco che crolla. Tappeti di mozziconi. E, salendo salendo, tra uffici di vere e fantomatiche associazioni, tra porte di abitazioni con il campanello rotto, tra cartelli «attenzione videosorveglianza » senza che ci siano telecamere, ecco, salendo salendo si arriva in cima. Nei sottotetti. Conquistati dai barboni. E usati dagli inquilini regolari che hanno sfondato gli spazi per regalarsi verande. Con lavatrici. Rubinetti. Tavoli di lavoro. Piani per stendere la biancheria. Vasi di fiori. È l&#8217;abusivismo che dalle periferie sconfina in centro. In pieno centro. In quel «salotto» di Milano che, all&#8217;assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi, più che un salotto pare un altro posto della casa. Tant&#8217;è. Sgarbi, venerdì, ha galoppato in esplorazione e ha scoperto una galleria nella Galleria di mansarde ricavate sotto le travi, in angoli minuscoli che i barboni hanno reso casa: televisore, calorifero portatile, angolo per la biancheria intima, pila dei libri.</p>
<p><span style="font-weight: bold">Ieri, dopo la missione di Sgarbi, ci ha pensato il vicesindaco Riccardo De Corato a correre ai ripari</span>. E la soluzione qual è stata? Murare i sottotetti occupati. Murare. Come si fa quando si libera un appartamento sottratto agli abusivi. Negli stabili popolari. E i barboni? Loro, tutti italiani — già ribattezzati i senza sottotetto —, si sono ritrovati al vicino McDonald&#8217;s, utilizzato ogni mattina per darsi una sciacquata. Non si preoccupano: «Dormiremo per terra ». O andranno dal signor T., un senzatetto che ha ricevuto «in dono» un monolocale in corso Matteotti. Dietro l&#8217;angolo. Sempre in centro. Pieno centro. Perché, alla fine, in questo «salotto» si accomodano in tanti. E sovente capita che lo facciano gratis. O a prezzi ridicoli. Il discorso vale per i clochard. E per gli inquilini regolari. Il problema è che un censimento reale di questi ultimi non c&#8217;è. De Corato: «Sarà pronto a breve». Interrogare i diretti interessati, è dura. Per esempio, i proprietari delle verande — quelle con lavatrici, rubinetti, tavoli di lavoro — non si fanno notare. Oppure non si fanno trovare. Ora: Sgarbi è deciso a proseguire con le avventure da Indiana Jones metropolitano, e tra i prossimi «obiettivi» mette proprio gli inquilini. Sempre che non lo fermino prima. È pur sempre un assessore, anche se, sul tema della Galleria, attacca la (sua) giunta, guidata da Letizia Moratti: «Non abbiamo idee e progetti. È meglio se la Galleria la lasciamo ai privati. Loro saprebbero riqualificarla». Per intanto, Sgarbi sogna di trasformare le mansarde abitate dai barboni in un museo d&#8217;arte contemporanea: «Voglio lasciare tutto così com&#8217;è. I calzini. La puzza. Per far vedere quanto in basso è scesa Milano». Il museo, non si farà. Non per altro. A parte che «entro martedì al massimo», garantisce il Comune, «mureremo tutto », da oggi, una pattuglia di vigili presidierà l&#8217;ingresso del palazzo. Anche se i ghisa, con il sindacato Siapol, ricordano che «sono anni che segnaliamo gli abusivi».</p>
<p><span style="font-weight: bold">Risultato? «Zero. Ci vogliono a contrastare perennemente i rom»</span>. In ogni modo: il presidio sarà anche notturno? Perché il bello è che, l&#8217;altra notte, quando i netturbini decidevano il da farsi, il portone era chiuso. Tre ore dopo, era aperto. Cinque ore dopo, chiuso. I barboni che si sono infilati su avevano le chiavi? Da chi potrebbero averle avute? Di certo non dal signor Spotorno. Il suo nome è su una targhetta affissa non sulla porta di un appartamento quanto su una portafinestra che conduce a una balconata. Dunque, è fuoriluogo, la targa l&#8217;avranno messa lì a caso. Un attimo, però: e se il signor Spotorno fosse un occupante irregolare che sulla balconata ci vive? «Impossibile», dice Sgarbi, «è troppo lercia».</p>
<h6 class="footnotes">Andrea Galli, corriere della Sera, 16 dicembre 2007</h6>
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