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	<title>Scappare Via &#187; legge</title>
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	<description>Tanti buoni motivi per scappare da questo paese malconcio</description>
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		<title>Esame giornalisti: arriva il computer</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 11:44:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pittoresco e surreale]]></category>
		<category><![CDATA[computer]]></category>
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		<description><![CDATA[La nuova norma prevede che non si debba più usare la vecchia macchina da scrivere portatile ROMA &#8211; Cambia l&#8217;esame di Stato per i giornalisti: addio alla macchina da scrivere, arriva il computer. La Commissione Cultura della Camera, presieduta da Pietro Folena, ha approvato infatti la proposta di legge di Pino Pisicchio (presidente della Commissione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>La nuova norma prevede che non si debba più usare la vecchia macchina da scrivere portatile</h2>
<p><strong>ROMA</strong> &#8211; Cambia l&#8217;esame di Stato per i giornalisti: addio alla macchina da scrivere, arriva il computer. La Commissione Cultura della Camera, presieduta da Pietro Folena, ha approvato infatti la proposta di legge di Pino Pisicchio (presidente della Commissione Giustizia) che abolisce l&#8217;uso della macchina da scrivere nell&#8217;esame di stato e introduce l&#8217;uso del personal computer. La norma voluta anche da altri deputati di entrambi gli schieramenti, spiega lo stesso Pisicchio, «pone fine ad un surreale anacronismo che obbligava i candidati giornalisti ad affannose ricerche di pezzi d&#8217;antiquariato, non sempre disponibili e, se miracolosamente disponibili, mal-funzionanti: le gloriose macchine da scrivere portatili. Ma la legge del &#8217;63 impediva l&#8217;uso di strumenti diversi della storica &#8220;lettera 22&#8243; e similari. Per cui ad ogni prova d&#8217;esame si metteva in moto la ricerca affannosa dell&#8217;antico arnese». <span style="font-weight: bold"></span></p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/2058166867/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><span style="font-weight: bold">TROPPA GIURISDIZIONE &#8211; </span>«Al di là della considerazione positiva sulla celerità con cui la Camera ha approvato il provvedimento (e sperando in una analoga celerità da parte dell&#8217;altro ramo) &#8211; conclude Pisicchio &#8211; resta la considerazione amara sull&#8217;eccesso di giurisdizione che ancora soffoca il nostro ordinamento: piuttosto singolare che, anche per poter usare la versione moderna della macchina da scrivere, vale a dire la tastiera di un computer con memoria preventivamente disattivata, si debba approvare una nuova legge».</p>
<h6>Corriere della Sera, 12 dicembre 2007</h6>
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		<title>Buste di plastica, finto addio</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 18:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[plastica]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia manca la norma per vietarle. «Pericolose anche le biodegradabili» ROMA — Il divieto dovrebbe scattare dal primo gennaio 2010. Ma chi lo infrangerà, non rischierà nulla. Anche l&#8217;Italia ha deciso di mettere al bando le buste di plastica: sacchetti per la spesa, imballaggi e via dicendo. Con un piccolo particolare. La norma della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>In Italia manca la norma per vietarle. «Pericolose anche le biodegradabili»</h2>
<p><strong>ROMA</strong> — I<span style="font-weight: normal"></span><span style="font-weight: normal"></span><span style="font-weight: normal">l divieto dovrebbe scattare dal primo gennaio 2010</span><span style="font-weight: normal">. Ma chi lo infrangerà, non rischierà nulla. Anche l&#8217;Italia ha deciso di mettere al bando le buste di plastica: sacchetti per la spesa, imballaggi e via dicendo. Con un piccolo particolare. La norma della Finanziaria 2007 approvata un anno fa che dovrebbe mandare in pensione il «polietilene » ha infatti solo valore di indirizzo. Doveva essere seguita da un altro provvedimento. Nessuno l&#8217;ha visto. La legge resta monca, almeno per adesso. Il dibattito, fra polemiche e veleni e con gli ambientalisti divisi, si è riaperto in questi giorni. Quando le autorità locali di Londra hanno avviato l&#8217;iter per vietare gli shopper non biodegradabili. Molti Paesi hanno preferito un&#8217;altra strada: dall&#8217;Irlanda alla Danimarca, da Taiwan alla Germania, è stata già adottata una mini-tassa sulle buste in plastica, considerate dannosissime perché possono resistere per 400 anni nel deserto, in fondo al mare, sulle rive dei fiumi o sulle cime del Tibet. Un pericolo per qualsiasi ecosistema. </span></p>
<p><span style="font-weight: bold">Il nostro Parlamento ha puntato sul divieto «all&#8217;italiana»</span>. Senza multe o sanzioni per i trasgressori. «La norma è giusta — dice Angelo Bonelli, capogruppo alla Camera dei Verdi —, ma in Europa c&#8217;è la libera circolazione delle merci, senza una direttiva comunitaria il veto non può essere imposto». «La Finanziaria 2007 ha segnato comunque un primo passo, ha sancito il principio secondo il quale si usa solo il biodegradabile », spiega il senatore ulivista Riccardo Ferrante, direttore generale di Legambiente, autore dell&#8217;emendamento anti- plastica. L&#8217;alternativa si chiama mater-bi: è un «polimero biodegradabile» ricavato dall&#8217;amido di mais, brevettato e prodotto dalla Novamont, azienda nata come costola della Montedison e ora autonoma, con sede a Novara e stabilimenti a Terni. L&#8217;eco-plastica, dunque. La capacità produttiva però è limitata: 20-30 mila tonnellate all&#8217;anno, a fronte delle 300 mila consumate per le buste non biodegradabili. Al Cnr di Portici invece hanno messo a punto un altro materiale, derivato dalle bucce di pomodoro. L&#8217;uso industriale è ancora lontano. «La scadenza del 2010 rischia di creare problemi seri — dice Giuseppe Rossi, presidente dell&#8217;associazione PlasticsEurope Italia, aderente a Confindustria —, prima di tutto perché Novamont, che è nostra iscritta, non è in grado di produrre tutto il materiale necessario. Il mater-bi è più costoso. E poi i sacchetti in amido di mais vanno bene per alcune funzioni, come la raccolta dei rifiuti, ma sono meno adatti per altre perché non sono resistenti. Anziché vietare la plastica, bisognerebbe utilizzarla meglio, incentivando il ri-uso delle buste e il riciclaggio ».</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/1370243970/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><span style="font-weight: bold">Secondo il Wwf, la diffusione del mater- bi non è esente da rischi ambientali</span>: «Non siamo contrari — commenta Massimiliano Varriale, responsabile del settore energia e clima dell&#8217;associazione di Fulco Pratesi —, ma poniamo degli interrogativi. Siamo sicuri che la coltivazione estesa del mais non alteri gli ecosistemi? È una pianta che consuma tantissima acqua ed energia. Siamo sicuri che il mater-bi sia completamente biodegradabile? Non ci risulta. E non vorremmo dover ricorrere all&#8217;import del mais, ci sarebbe il pericolo di utilizzare piante transgeniche. Il mater-bi probabilmente è ottimo, ma la sostituzione totale della plastica con questo materiale forse andava studiata meglio». Per Coldiretti, la materia prima non manca: «Basta adibire al mais 200 mila ettari», cioè un quinto delle terre agricole non utilizzate. Gli ambientalisti comunque non si fermano. «Nella Finanziaria 2008— annuncia Angelo Bonelli — vogliamo introdurre il divieto delle lampade a incandescenza dal 2011 e una norma che preveda per gli elettrodomestici sistemi di spegnimento alternativi allo stand by, che consuma inutilmente energia. Potremmo così evitare la produzione di oltre 3,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica all&#8217;anno ».</p>
<h6 class="footnotes">Paolo Foschi, Corriere della Sera, 2 dicembre 2007</h6>
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