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	<title>Scappare Via &#187; Politica</title>
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	<description>Tanti buoni motivi per scappare da questo paese malconcio</description>
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		<title>Cassonetti su Al Jazeera. L&#8217;Italia in mondovisione è roba da terzo mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 15:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cassonetti su Al Jazeera. L&#8217;Italia in mondovisione è roba da terzo mondo L&#8217;emergenza rifiuti a Napoli finisce sulle televisioni di tutto il pianeta Eravamo campioni di tv spazzatura, adesso solo di spazzatura. Un bel biglietto da visita! Le immagini dell&#8217;Italia che i telegiornali di tutto il mondo stanno mandando in onda riguardano la rivolta contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Cassonetti su Al Jazeera. L&#8217;Italia in mondovisione è roba da terzo mondo</h3>
<h2>L&#8217;emergenza rifiuti a Napoli finisce sulle televisioni di tutto il pianeta</h2>
<p>Eravamo campioni di tv spazzatura, adesso solo di spazzatura. Un bel biglietto da visita! Le immagini dell&#8217;Italia che i telegiornali di tutto il mondo stanno mandando in onda riguardano la rivolta contro la riapertura della discarica di Pianura. Si vedono roghi, montagne di immondizia per le strade di Napoli, cariche di polizia e sassaiole, ambulanze, un autobus in fuoco. Persino Al Jazeera, versione inglese, ci ha trattato come meritiamo.</p>
<p><span style="font-weight: bold">Il bello (il brutto) è che le immagini di Napoli erano accostate</span>, per uno strano destino, a disastri naturali, a inondazioni, ai grandi slum di Nairobi, le baraccopoli sorte sulle montagne di rifiuti. Dobbiamo rassegnarci: nella rappresentazione giornalistica internazionale rischiamo di apparire come un Paese del «terzo mondo», ammesso che questa definizione abbia ancora senso, un Paese che si fa sommergere e opprimere dai rifiuti, un Paese che un tempo dettava stili di vita e che ora naviga nell&#8217;immondizia.<br />
Al Jazeera è la tv satellitare pan-araba che trasmette 24 ore su 24, come la Cnn. La sua sede è a Doha, capitale del piccolo emirato del Qatar; qualche anno fa è diventata all&#8217;improvviso famosa per aver trasmesso l&#8217;appello di Osama Bin Laden alla «guerra santa» contro gli Usa. Adesso possiede una rete in inglese: significa che è importante non solo per i Paesi arabi. E noi su Al Jazeera, come su altre all news, ci siamo finiti per la nostra incapacità di risolvere un problema vitale come quello del pattume: «Naples residents riot over rubbish», è rivolta a Napoli per i rifiuti. Sul sito di Al Jazeera, in coda alla descrizione della guerriglia, sono riportate sia le preoccupazioni del presidente Giorgio Napolitano che quelle di Romano Prodi: «Everybody&#8217;s watching us, and I don&#8217;t want Italy to give off this negative image». È proprio così: tutti ci vedono, persino nei Paesi arabi, e l&#8217;immagine che l&#8217;Italia offre di sé è negativa. Ed è la cosa più triste, infelice, dannosa che potessimo fare: fornire lo qualche spettacolo avvilente di un Paese che non è più in grado di smaltire i suoi rifiuti. A corredo della notizia, Al Jazeera propone la connessione con due vecchie vicende riguardanti mafia e camorra. Bingo! In questi anni, qualche bello spirito ha pensato che tutti i problemi potessero essere risolti in termini d&#8217;immagine, di apparenza, di moda.</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/643612099/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><span style="font-weight: bold">Sottovalutando un po&#8217; il reale.</span> Che ogni tanto scuote il corpaccione e si prende le sue rivincite. Così, all&#8217;immagine che vorremmo dare di noi, si sostituisce l&#8217;immagine che gli altri hanno di noi.<br />
Tempo fa, descrivendo Rai International sottolineavo l&#8217;aria di provincia e di mestizia che spira da quel canale. Rai International è l&#8217;immagine della Rai all&#8217;estero ma soprattutto è l&#8217;immagine globale del nostro Paese perché è l&#8217;unico canale di cui disponiamo nel mondo. Non siamo nemmeno in grado di sottotitolare in inglese il Tg1. Temo però che la situazione sia ancora più grave: la modestia della nostra tv riproduce bene l&#8217;emergenza attuale del nostro Paese. L&#8217;emergenza spazzatura, appunto.</p>
<h6 class="footnotes">Aldo Grasso, Corriere della Sera, 7 gennaio 2008</h6>
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		<title>Sulle intercettazioni Berlusconi-Sacca&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2007 18:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Come ovvio, tutti i giornali si stanno occupando del caso relativo alle telefonate intercettate fra Berlusconi e Sacca&#8217;. Tutti quanti stanno discutendo in merito al contenuto delle chiamate. Ma nessuno che si ponga una semplice domanda: Le registrazioni delle telefonate sono state depositate in tribunale come prova. Il giorno seguente erano online (in audio, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ovvio, tutti i giornali si stanno occupando del caso relativo alle telefonate intercettate fra Berlusconi e Sacca&#8217;. Tutti quanti stanno discutendo in merito al contenuto delle chiamate. Ma nessuno che si ponga una semplice domanda:</p>
<p><strong>Le registrazioni delle telefonate sono state depositate in tribunale come prova. Il giorno seguente erano online (in audio, non le trascrizioni!) nei siti di due dei piu&#8217; importanti periodici italiani. Come ha fatto una prova di quel genere a finire in mano ai giornali?</strong></p>
<p>Questo dovrebbe essere il vero caso. Finche&#8217; si trattava di trascrizioni, come gia&#8217; accaduto tante volte in tanti processi, qualche avvocato si e&#8217; trascritto parte delle comunicazioni e le ha girate alla stampa, probabilmente in cambio di qualche favore o qualcos&#8217;altro (e gia&#8217; questo, in un paese civile dovrebbe bastare per scatenare un putiferio, ma in Italia a quanto pare non preoccupa piu&#8217; di tanto). Ma stavolta si tratta della registrazione materiale. Come ha fatto, materialmente, ad arrivare dal tribunale ai giornali? Chi ha passato le registrazioni alla stampa? Ben pochi hanno accesso a quelle prove, giudici, pubblico ministero, pochi altri, tutti di alto livello nella scala gerarchica della giustizia. Che cosa fanno queste persone? Come si comportano? Perche&#8217;? Ma soprattutto: come e&#8217; possibile che questo accada e nessuno se ne faccia un problema?</p>
<h6>Markino, 21 dicembre 2007</h6>
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		<title>La sanità dei primari con la tessera</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 21:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;accusa: «Il fenomeno è terrificante in Campania, Calabria, Sicilia&#8230; Ma riguarda tutto il Paese» Per un trapianto di reni vi affidereste a un primario casiniano o diessino, forzista o mastelliano? Se la domanda vi sembra idiota, toccate ferro: i primari vengono scelti così, per la tessera, sempre più spesso. Il bubbone è scoppiato a Genova, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;accusa: «Il fenomeno è terrificante in Campania, Calabria, Sicilia&#8230; Ma riguarda tutto il Paese»</h2>
<p><strong>Per un trapianto di reni vi affidereste a un primario casiniano o diessino, forzista o mastelliano?</strong> Se la domanda vi sembra idiota, toccate ferro: i primari vengono scelti così, per la tessera, sempre più spesso. Il bubbone è scoppiato a Genova, grazie allo sfogo di un notissimo chirurgo. Ma lo scandalo si sta rapidamente allargando e forse richiamerà finalmente l&#8217;attenzione pubblica su un tema troppo a lungo occultato: le mani della politica nelle nomine perfino delle persone cui è affidata la nostra vita.</p>
<p><span style="font-weight: bold">Ma partiamo dalla cronaca. </span>Nell&#8217;aula magna dell&#8217;ospedale universitario San Martino di Genova, uno dei più antichi e dei più grandi d&#8217;Europa, Edoardo Berti Riboli tiene la relazione di chiusura della sua presidenza della Società ligure di chirurgia. Occasione solenne. Atmosfera formale. Finché il relatore butta lì: «Marco Bertolotto è diventato primario mentre era presidente della Provincia di Savona. Non ha nemmeno pensato di dimettersi o di andare in aspettativa. È diventato primario perché era politico o politico perché era medico?». È l&#8217;inizio d&#8217;un atto di accusa violentissimo. Contro i colleghi: «Ci sono chirurghi che non hanno mai davvero esercitato e sono stati promossi grazie alla lunga e fedele militanza politica ». Contro le «scorribande» delle lobby: «San Martino è terra di conquista per un intreccio tra politica e massoneria. C&#8217;è un chirurgo assunto grazie a by-pass massonici».</p>
<p><span style="font-weight: bold">Contro i partiti: «Nel nostro ambiente si procede soltanto grazie al partito. </span>Fra destra o sinistra non faccio differenze. Hanno la stessa voracità, solo che la sinistra è molto più strutturata ». Contro il governatore Claudio Burlando: «Si comporta come un dittatorello sudamericano&#8230; Se noi dobbiamo ringraziare chi ha curato i nostri genitori gli regaliamo dei fiori. Lui per dimostrare la sua gratitudine alla dottoressa che ha curato suo padre ha creato un reparto di ospedale».</p>
<p><span style="font-weight: bold">E via così. Parole pesanti. Subito raccolte dal Secolo XIX. </span>E da Burlando respinte con amarezza: «È un attacco di cattivo gusto che rientra in uno scontro tra quelli che una volta si chiamavano &#8220;baroni&#8221;. Non sapevo nemmeno che avessero creato un reparto nuovo. È vero che mio padre è stato curato in quel reparto, ma questo mi ha fatto soltanto capire quanto sia importante. Ho visto che per fare certi esami era necessario perfino andare a Torino&#8230; ». Neanche il tempo che l&#8217;accorata difesa del governatore e di alcuni primari tirati in ballo a partire da Marco Bertolotto («Sono stato nominato con regolare concorso. Si dice sempre che gli amministratori non devono essere politici di professione e poi se uno fa il presidente della Provincia e il medico lo si accusa di essere raccomandato») fossero pubblicate, e il giornale rilanciava le rimostranze del direttore della clinica oculistica Giovanni Calabria: «Noi in un anno forniamo 20mila prestazioni, Foniatria 200. Invece di dargli due stanze in più gli hanno dato 800 metri quadri. Per un medico e l&#8217;assistente». E perché? «Eccesso di zelo. Quando siamo andati dal direttore sanitario Gaetano Cosenza a fargli presenti le nostre difficoltà ha risposto che la realizzazione del nuovo reparto era un desiderio espresso da Burlando, che aveva identificato la mancanza di questo servizio e gli aveva detto di crearlo». Replica Burlando: «Dover andare a Torino per quel genere di cure non lo ritenevo tollerabile, per una città come Genova». Troppo spazio? «È una cosa che nemmeno io so spiegarmi. Io ho solo evidenziato una criticità che pesava sui cittadini&#8230; ».</p>
<p><span style="font-weight: bold">Chi abbia ragione e chi torto si vedrà. </span>Così come si vedrà se i medici tirati in ballo riusciranno a spiegare le loro ragioni e se la polemica politica, sollevata dentro la stessa sinistra dal consigliere Franco Bonello prima ancora che dal capogruppo di An Gianni Plinio, finirà per diventare incandescente o se prevarrà il silenzio in base all&#8217;antico monito evangelico: «Chi è senza peccato&#8230; ». Certo è che lo scandalo genovese getta sale su una ferita che è forse poco nota alla pubblica opinione ma da tempo sanguina nel corpo stesso dei medici italiani: il problema della scelta dei direttori generali e più ancora dei primari. Se la tesi che le politiche sanitarie devono essere decise dalla politica e che spetta dunque alla politica nominare i vertici delle Asl, tesi sostenuta sia a destra sia a sinistra, è più complicato convincere i cittadini sulla legittimità che anche un primario di ostetricia possa essere scelto sulla base dello schieramento politico. O peggio ancora partitico.</p>
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<p><span style="font-weight: bold">Eppure così avviene. E non solo in Liguria. Lo sostengono, ad esempio, </span>tutti i medici via via coinvolti sul sito polis- savona.it nella discussione aperta dal dottor Giorgio Menardo. Il quale spiega che, cancellati i vecchi concorsi dove la commissione era composta da «un professore universitario, estratto a sorte dagli elenchi nazionali, tre primari ospedalieri della materia anche loro sorteggiati, ed un medico dirigente del ministero della Salute con un rappresentante dell&#8217;amministrazione locale che bandiva il concorso (&#8230;), vi sono oggi due primari ospedalieri quasi sempre della stessa regione ove ha sede l&#8217;ospedale che bandisce il posto ». Gente direttamente coinvolta. Peggio, l&#8217;esame vero e proprio non c&#8217;è più: «È solo una formalità che nella stragrande maggioranza dei casi si conclude con la dichiarazione che tutti i concorrenti sono idonei a ricoprire quel posto lasciando al Direttore Generale carta bianca nel scegliere chi vuole». Risultato: la politica pesa tanto che, dato che si sa già chi vince, crolla ovunque il numero dei partecipanti ai concorsi. Direte: possibile? Sul serio i primari sono spesso scelti solo per le simpatie politiche? «Non spesso, sempre», risponde secco Stefano Biasioli, segretario nazionale della Cimo, la Confederazione Italiana Medici Ospedalieri, considerata a torto o a ragione vicina ai moderati. «È un&#8217;intrusione massiccia. Pesantissima. Non solo nella scelta dei primari ma anche dei medici, degli infermieri&#8230; Nelle regioni di destra e di sinistra. Certo, il fenomeno in Campania, in Calabria o in Sicilia è terrificante. Ma riguarda, purtroppo, tutto il Paese. Tutto ». Carlo Lusenti, il segretario dell&#8217;Anaao, conferma: «Se non sempre, la politica ci mette il naso nove volte su dieci. Per carità, non c&#8217;è solo la politica. Ci sono le lobby universitarie, le cordate, i sindacati&#8230; Ma è certo che, se non si cambia il sistema delle nomine&#8230;».</p>
<h6 class="footnotes">Gian Antonio Stella, Corriere della Sera, 17 dicembre 2007</h6>
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		<title>Abusivo un inquilino su 5</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 20:47:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Case popolari, allarme nelle metropoli. Piano del governo: 11mila abitazioni MILANO—Nelle grandi città la povera gente e la bassa manovalanza criminale abitano allo stesso indirizzo. Zen due a Palermo, Quarto Oggiaro a Milano, Corviale a Roma, Scampia a Napoli. Sempre case popolari. I tecnici le chiamano edilizia residenziale pubblica, gli architetti parlano di housing sociale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Case popolari, allarme nelle metropoli. Piano del governo: 11mila abitazioni</h2>
<p><strong>MILANO—</strong>Nelle grandi città la povera gente e la bassa manovalanza criminale abitano allo stesso indirizzo. Zen due a Palermo, Quarto Oggiaro a Milano, Corviale a Roma, Scampia a Napoli. Sempre case popolari. I tecnici le chiamano edilizia residenziale pubblica, gli architetti parlano di housing sociale. Definizioni che si sostanziano, per ora, in grandi quartieri con almeno 30 anni di vita. Nella gran parte degradati. E assediati dall’abusivismo. Il futuro? Tutto da scrivere. L’esplosiva fame di casa, soprattutto nelle grandi città, ha convinto il governo a investire nell’edilizia residenziale pubblica: 550 milioni sono stati stanziati dal ministero delle Infrastrutture. Ma la formula magica che permetterà di costruire quartieri vivibili è ancora tutta da scoprire.</p>
<p><strong>La Fenice dell’abusivismo </strong><br />
Secondo Federcasa (associazione che raggruppa Iacp ed ex Iacp) le case popolari occupate in Italia sono 43.350, pari al 5,1 per cento del patrimonio. Il dato non rende la situazione delle grandi città. A oggi— mettendo insieme Milano, Roma, Palermo, Napoli e Bari — gli appartamenti occupati abusivamente sono oltre 26 mila. Uno su cinque. Senza parlare degli alloggi posseduti dai comuni. In alcune città è più facile occupare che avere una regolare assegnazione. Anche perché le assegnazioni sono pochissime. Prendiamo Milano: nel 2006, 322 famiglie si sono aggiudicate la casa perché in testa alla graduatoria, contro 140 che, secondo l’Aler, sono entrate abusivamente. In altre città, se si liberassero per magia tutte le case occupate, si darebbe soddisfazione a quasi tutta la lista d’attesa. A Napoli, per esempio, il fabbisogno registrato all’ultimo bando è di 10 mila alloggi popolari, ben 7.000 gli appartamenti occupati. Quando il bacino degli abusivi diventa troppo ampio, lo si svuota con una sanatoria. A Palermo la sanatoria è in corso. A Napoli c’è stata nel 2000. A Roma i termini scadono il 19 dicembre. A Bari, nonostante siano stati sanati coloro che avevano occupato prima del 30 novembre 2004, gli abusivi sono già il 20-25 per cento del patrimonio. Sconsolato Raffaele Ruberto, il commissario dello Iacp di Bari (tutti i cinque Iacp della Puglia sono stati commissariati nel 2005): «Nell’ultimo anno abbiamo messo a segno oltre un centinaio di azioni di rilascio e 20 sfratti. Ma quello dell’abusivismo è un fenomeno strutturale. Impossibile eliminarlo». Roma è più ottimista. «È vero, abbiamo varato la sanatoria—fa il punto l’assessore alla Casa, Claudio Minelli —. Ma l’obiettivo è bloccare le nuove occupazioni abusive. Nel 2006 abbiamo recuperato 205 appartamenti ». «Per contrastare le occupazioni abusive abbiamo istituito un nucleo di ispettori che, con le Forze dell’ordine, hanno impedito, da gennaio, 605 nuove occupazioni», interviene Luciano Niero, presidente dell’Aler di Milano.</p>
<p><strong>La guerra degli sgomberi </strong><br />
Nei fatti la sfida degli sgomberi è tutta da vincere. «In alcuni quartieri la situazione è delicatissima. Intervenire significa ingaggiare una guerra con la criminalità organizzata», allarga le braccia Gianni Giannini, assessore al Patrimonio del Comune di Bari. Conosce bene l’argomento il presidente dello Iacp di Palermo, Giuseppe Palmeri. «Venerdì scorso un pacco bomba è stato recapitato all’assessorato alla Casa del Comune. Non vorrei che si trattasse di un’intimidazione rispetto alla determinazione ad andare avanti con gli sgomberi», riflette Palmeri. A Palermo, in particolare, gli sgomberi rischiano di diventare interventi militari. Racconta ancora il presidente dello Iacp: «Prendiamo lo Zen due: 1.200 alloggi quasi tutti occupati. Per liberarli servirebbero tremila uomini. Quando in una scuola dello Zen due abbiamo riunito un comitato sicurezza, nella notte hanno bruciato l’istituto. Il messaggio mi pare chiaro, no?». Palmeri ha prima di tutto un timore: essere lasciato solo. Paura condivisa dal presidente dello Iacp di Napoli, Vincenzo Acampora: «Serve una cabina di regia con forze dell’ordine ed enti locali. Con lo scaricabarile non si arriva da nessuna parte».</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/340913689/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><strong>Costruire sì. Ma come? </strong><br />
Intanto il governo ha stanziato 550 milioni per l’edilizia residenziale pubblica. Per fare che cosa? «L’obiettivo è rendere disponibili 11 mila nuovi alloggi, tra quelli nuovi e ristrutturati. Qualcosa potrebbe essere modificato nel criterio di ripartizione dei fondi—spiega Marcello Arredi, direttore generale del settore Politiche abitative del ministero delle Infrastrutture —. I singoli interventi saranno responsabilità dei Comuni. Dal canto nostro vigileremo ». Nelle grandi città, indipendentemente dal colore della giunta, la linea condotta è duplice. Da una parte vendere parte del patrimonio (lo stanno facendo i comuni di Milano e Torino attraverso il conferimento di una fetta di patrimonio a un fondo immobiliare. Sulla stessa scia Roma e Bari); dall’altra usare i soldi per costruire. Ma vendere per ricostruire che senso ha? «La verità è che i comuni non sono più in grado né di costruire, né di gestire quartieri popolari come si intendevano negli anni ’70», taglia corto Carlo Masseroli, assessore all’Urbanistica di Milano. «Il nostro obiettivo è convincere i privati a riservare quote di affitto calmierato in varie forme nelle nuove costruzioni. Il tutto grazie al conferimento di aree o contributi pubblici», continua Masseroli. E i vecchi quartieri-ghetto? «Dove il degrado ha superato i livelli di guardia c’è solo una strada: abbattere».</p>
<h6 class="footnotes">Rita Querzé, Corriere della Sera, 11 dicembre 2007</h6>
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		<title>Ex sottosegretario agli arresti domiciliari</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 20:50:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ex Esponente della difesa e&#8217; accusato di corruzione e concussione &#8211; Marco Verzaschi (Udeur) inquisito per reati compiuti quando era assessore regionale della sanità nel Lazio ROMA &#8211; Ha rischiato il carcere, ma per ora è agli arresti domiciliari. L&#8217;ex sottosegretario alla difesa Marco Verzaschi (Udeur), che nei giorni scorsi aveva rassegnato le dimissioni, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;ex Esponente della difesa e&#8217; accusato di corruzione e concussione &#8211; Marco Verzaschi (Udeur) inquisito per reati compiuti quando era assessore regionale della sanità nel Lazio</h2>
<p><strong>ROMA</strong> &#8211; Ha rischiato il carcere, ma per ora è agli arresti domiciliari. L&#8217;ex sottosegretario alla difesa Marco Verzaschi (Udeur), che nei giorni scorsi aveva rassegnato le dimissioni, è agli arresti domiciliari in relazione ad un&#8217;inchiesta della procura di Roma che lo vede coinvolto nella sua qualità di ex assessore regionale alla sanità. Le accuse sono di corruzione e concussione.</p>
<p><span style="font-weight: bold">INQUISITO</span> &#8211; La misura cautelare si riferisce a quando Verzaschi, all&#8217;epoca appartenente a Forza Italia, ricopriva dal 2003 la carica di assessore regionale alla Sanità del Lazio, incarico ricoperto fino al 2005 sempre nella giunta di centrodestra guidata da Francesco Storace. Verzaschi, membro della direzione nazionale Udeur, nei giorni scorsi si era dimesso da ogni incarico di governo. Il 7 dicembre scorso, sul Corriere della Sera, il difensore di Verzaschi, l&#8217;avvocato Fabrizio Lemme, aveva dichiarato: «Verzaschi,con il suo gesto, ha dimostrato grande sensibilità istituzionale».</p>
<p><span style="font-weight: bold">INDAGATO DAL 2006 </span>- Verzaschi era indagato dai magistrati romani gia dal 2006, cioè da prima di diventare sottosegretario, dopo le rivelazioni di una manager della sanità privata, accusata di aver gestito un giro di milioni di euro di tangenti per ottenere appalti.</p>
<p><span style="font-weight: bold">LE ACCUSE</span> &#8211; Due le imputazioni nei confronti di Verzaschi. La prima, quella di corruzione, fa riferimento al denaro che Anna Giuseppina Iannuzzi, già nota come «Lady Asl», ha detto di avere consegnato all&#8217;ex sottosegretario in relazione all&#8217;accreditamento del Centro Romano San Michele all&#8217;epoca dei fatti considerata dagli inquirenti, una «struttura fantasma». Si tratterebbe di un accreditamento per quasi 200 posti letto, previo protocollo tra la struttura sanitaria e l&#8217;Università romana di Tor Vergata. La somma di cui si contesta il versamento, 200 mila euro, sarebbe stata consegnata a Verzaschi tra la fine del 2004 e i primi mesi del 2005. L&#8217;imputazione di concussione farebbe riferimento a 200 mila euro che l&#8217;imprenditore Renato Mongillo, titolare della «Security Service», ha detto agli inquirenti di avere versato a Verzaschi nel marzo-aprile del 2004. La concussione sarebbe scattata perchè la procedura di aggiudicazione di un appalto per la messa in sicurezza dell&#8217;ospedale San Giovanni era stata al tempo già completata. L&#8217;intervento, in questo caso, serviva a portarla a termine ed evitare una possibile revoca del contratto. Per questo episodio, risulta iscritto nel registro degli indagati anche Francesco Bevere, ex direttore generale dello stesso San Giovanni. Gli inquirenti, nei suoi confronti, mirano a ulteriori verifiche sul ruolo che lo stesso avrebbe avuto. Secondo quanto si è appreso, Marco Verzaschi ha sempre negato di aver ricevuto denaro. Ci sarebbe stato anche un confronto tra l&#8217;ex sottosegretario e l&#8217;imprenditore Mongillo, ma le due posizioni sarebbero rimaste confliggenti. I riscontri da parte degli investigatori dei carabinieri avrebbero smentito alcune circostanze affermate da Verzaschi, avvalorando la tesi di Morgillo. Di qui, la richiesta e la successiva applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari per l&#8217;ex sottosegretario alla difesa. L&#8217;ordinanza del gip Figliolia, di una trentina di pagine, prende atto, tra l&#8217;altro anche delle dimissioni date nei giorni scorsi dallo stesso Verzaschi. Per il giudice, però, la circostanza non poteva influire sulla decisione di emettere contro l&#8217;ex sottosegretario l&#8217;ordine di custodia.</p>
<h6>Corriere della Sera, 10 dicembre 2007</h6>
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		<title>Crac Sidema, condannata Donatella Dini</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 20:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Accusa di bancarotta fraudolenta per la moglie del senatore dei liberal-democratici ROMA &#8211; Donatella Pasquali Zingone, moglie dell&#8217;ex presidente del Consiglio, Lamberto Dini, attuale senatore dell&#8217;appena nata formazione dei liberal-democratici, è stata condannata a Roma a due anni e quattro mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta mediante falso in bilancio a conclusione del processo sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Accusa di bancarotta fraudolenta per la moglie del senatore dei liberal-democratici</h2>
<p><strong>ROMA &#8211; </strong>Donatella Pasquali Zingone, moglie dell&#8217;ex presidente del Consiglio, Lamberto Dini, attuale senatore dell&#8217;appena nata formazione dei liberal-democratici, è stata condannata a Roma a due anni e quattro mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta mediante falso in bilancio a conclusione del processo sulla vicenda del fallimento della società Sidema.</p>
<p><strong>IL PROCESSO </strong>- Il processo era stato istruito per il crac di 40 miliardi di lire che provocò il fallimento della Sidema, avvenuto il 13 marzo 2002. Stessa pena è stata inflitta dai giudici della decima sezione del tribunale anche a Italo Mari, componente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della Sidema dal 26 gennaio al 1 luglio 1999. La pena è stata condonata, per effetto dell&#8217;indulto, a entrambi gli imputati.</p>
<p><strong>FALSE DICHIARAZIONI </strong>- Sia Zingone sia Mari sono stati invece assolti da un&#8217;altra accusa, bancarotta preferenziale, perchè il fatto non sussiste. Nei confronti dei due imputati, come pena accessoria (sospesa), è stato disposto il divieto di accesso a cariche societarie per dieci anni. Un terzo imputato, Enrico Pozzo, amministratore della Sidema dal 26 gennaio 2000 al fallimento, aveva già patteggiato una pena di due anni. La condanna inflitta oggi dal tribunale di Roma si riferisce all&#8217;accusa, contestata dal pm Paolo Auriemma, di avere, in una nota integrativa al bilancio 1999, falsamente dichiarato che l&#8217;area di proprietà della società partecipata era «in procinto di essere concessionata dal comune di Castelnuovo di Porto».</p>
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<p class="right"><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/970520497/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a><strong>LA RICHIESTA DEL PM</strong> &#8211; Il pm Auriemma aveva chiesto la condanna dei due imputati a quattro anni di reclusione. Donatella Dini aveva commentato la richiesta affermando che «tutto trae origine da una macchinazione politica che dura ormai da diversi anni». Gli avvocati della Dini Zingone hanno annunciato</p>
<p class="right">che impugneranno la sentenza.</p>
<h6 class="right">Corriere della Sera, 3 dicembre 2007</h6>
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		<title>«C&#8217;è un rapinatore sui volantini elettorali»</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 21:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>markino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Una cassiera riconosce l&#8217;uomo che svaligiò il suo negozio: «È il politico sulla foto». Lui: «Scambio di persona» PALERMO &#8211; La cassiera del centro commerciale è sicura al «90-95%»: «Quel tizio sui volantini elettorali è proprio l&#8217;uomo che rapinò il nostro negozio. Nella foto indossa anche lo stesso giubbotto». Lui, presunto malvivente e candidato alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Una cassiera riconosce l&#8217;uomo che svaligiò il suo negozio: «È il politico sulla foto». Lui: «Scambio di persona»</h2>
<p><span style="font-weight: bold">PALERMO</span> &#8211; La cassiera del centro commerciale è sicura al «90-95%»: «Quel tizio sui volantini elettorali è proprio l&#8217;uomo che rapinò il nostro negozio. Nella foto indossa anche lo stesso giubbotto». Lui, presunto malvivente e candidato alle elezioni amministrative di Palermo, si difende: «Non è vero, è solo uno scambio di persona».</p>
<p><span style="font-weight: bold">SOMIGLIANZA</span> &#8211; Il protagonista della vicenda &#8211; ricostruita da alcuni quotidiani locali &#8211; è Francesco Pirrotta, 25 anni, accusato di una rapina avvenuta il 22 marzo scorso a Palermo ai danni del centro commerciale «Ferdico In», di via Perez. L&#8217;autore del colpo, ripreso attraverso le telecamere a circuito chiuso dell&#8217;esercizio, mostrerebbe una straordinaria somiglianza con Pirrotta, candidato nel maggio scorso alle elezioni circoscrizionali nella lista «Azzurri per Palermo». Nella foto del volantino elettorale, secondo l&#8217;accusa, indosserebbe addirittura lo stesso giubbotto. Diversa la tesi dell&#8217;indagato, che sostiene di essere vittima di uno scambio di persona.</p>
<p id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript">   <!-- OAS_AD('Bottom1'); //--></script><a target="_blank" href="http://oas.rcsadv.it/5c/corriere.it/pp/cronache/96469473/Bottom1/default/empty.gif/35316430346162393435613764626530"><img border="0" width="2" src="http://a248.e.akamai.net/6/592/1130/0/oas-eu.247realmedia.com/0/default/empty.gif" height="2" /></a> <!-- OAS AD '180x150' end --></p>
<p><span style="font-weight: bold">DECISIONE SULL&#8217;ARRESTO</span> &#8211; Il gip di Palermo, Antonella Consiglio, gli ha dato ragione, ritenendo non sufficienti gli elementi accusatori, ma il pm Adriana Blasco ha insistito per l&#8217;arresto e la vicenda è andata al Tribunale del Riesame che ha dato ragione al pm. Adesso sarà la Cassazione a decidere se mandare in carcere Pirrotta o lasciarlo a piede libero.</p>
<h6>Corriere della Sera, 29 novembre 2007</h6>
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